Artigiani motociclisti stravaganti: cultura, temi e innovazioni della scena custom
Spogliate una Harley-Davidson Softail di tutto il superfluo, e ciò che resta dà vita alla Slim. A partire dallo snello retro-treno fino all’elegante e corto parafango anteriore, lo Slim rappresenta semplicemente il non plus ultra dell’essenzialità: pochi coperchi, sella monoposto, cerchi e pneumatici di dimensioni inferiori e cro-mature ridotte all’osso. Luca Clerici e Mirko Perugini, campione italiano HD Custom, vi aspettano al BIKER FEST, Italian Bike Week! Luca Clerici e Mirko Perugini, campione italiano HD Custom, vi aspettano al Ventesimo Anniversario FESTA BIKERS! Appassionato di motori? Luca Clerici e Mirko Perugini, campione italiano HD Custom, vi aspettano al centro commerciale di Pisogne per farvi assaporare il rombo delle loro Harley!
Abbiamo il piacere di invitarvi al MOTOR BIKE EXPO | The international motorcycle show 20-21-22 Gennaio 2017 | Verona fiere VR Gallery Motorcycles e HDLuce.com saranno presenti al PADIGLIONE 2 al più internazionale degli show dedicati alle due ruote! Mirko Perugini ci costruisce intorno questo full custom postmoderno che lo consacra campione italiano custom nel trofeo K.I.C.K. Abbiamo il piacere di invitarvi alla 4° Edizione del MOTOR CITY Saremo presenti in veste di SPECIAL GUEST HDLuce.com e Gallery Motorcycles 1-2 Ottobre 2016 Centro Fiere Monticherai BS - Il Pad. Spesso le storie dei bobber nostalgici cominciano in stalle polverose, immerse in sonnolente campagne, con miracolosi rinvenimenti di archeologia meccanica.
Il più grande corridore del passato, del presente e del futuro. Così Ferdinand Porsche definì il mantovano volante. Per Enzo Ferrari fu ”un fascio di nervi spiccio e caustico”. Il termine Cultura Custom rappresenta una sottocultura americana che si è sviluppata a partire dagli anni ’50 ed è ancora oggi molto viva. I biker e le loro moto ruggenti ne sono il simbolo. Vengono spesso rappresentati come dei personaggi un po’ anarchici, molto liberi e sempre in viaggio in grandi gruppi sulle larghe strade assolate degli Stati Uniti.
Ma chi è veramente il motociclista custom? Quando ci si riferisce al mondo custom non si parla solo di moto personalizzate, ma di una vera e propria cultura. Bisogna distinguere tra Cultura Custom (o Kustom Kulture, nell’accezione più ampia) e la moda della personalizzazione delle moto. Quella Custom è una sottocultura che si sviluppa negli USA subito dopo la Seconda Guerra Mondiale. Tanti giovani soldati rientrati in patria dai campi di battaglia si trovarono con pochi soldi ma tanta voglia di vivere quella libertà conquistata a caro prezzo. La guerra aveva lasciato in eredità tantissimi mezzi militari a poco prezzo, quindi questi gruppi di ex militari comprarono le motociclette dell’esercito, Harley-Davidson solide ma poco performanti, e cominciarono a modificarle ed alleggerirle per rispondere all’esigenza di farle andare più forte durante le gare, più o meno ufficiali, che in quegli anni si svolgevano un po’ ovunque sulla West Coast. Così nasce la customizzazione dei mezzi.
La Cultura Custom ebbe un’evoluzione e un’espansione importante e complessa nei decenni successivi, fino a diventare un elemento centrale nella cultura popolare americana. La personalizzazione delle motociclette oggi prende molto dalla Cultura Custom, ma si limita ad utilizzare gli elementi estetici per spingere sulla customizzazione del mezzo come elemento distintivo della propria individualità. Come è nata la tua passione per il mondo custom? Sono stato molto fortunato, perché è una passione che ha contagiato me e tutte quelle persone con cui stavo crescendo. Tutti insieme, ci siamo appassionati a questa cultura.
Erano gli anni ’80, le Harley erano poche e molto costose, customizzare voleva dire cambiare gli specchietti o i finali delle marmitte e poco più. Avevamo moto giapponesi, il mio primo custom era una Honda Rebel 450cc acquistata usata nel 1988. Poi vennero gli anni ‘90 e i primi locali bikers. Entrammo in uno, il Sunset di Milano, e non uscimmo più. Lì si respirava la cultura motociclistica, si incontravano i gruppi MC, i Rockabilly e tutte le mille sottoculture collegate a questo mondo. Per customizzare una moto ci va tempo e denaro. Diciamo che il budget può andare da 300 Euro a infinito, nel senso che ci sono preparatori che costruiscono pezzi unici praticamente a mano.
Vere sculture su due ruote. Mediamente un lavoro solo estetico che non tocchi motore e telaio su modelli Harley-Davidson può costare 1-5 mila euro. Molto dipende se i pezzi che vengono comprati sono originali HD o prodotti da aziende aftermarket. I secondi costano meno dei primi. Il problema è che la customizzazione è come il gioco del Lego per adulti. Esistono molte tipologie di motociclisti custom e ne hai già parlato su Virgilio Motori. Ogni stile custom ha il suo motociclista. Ho sempre trovato molto interessanti i motociclisti che guidano i chopper radicali in stile svedese.
Motociclette che non potranno essere mai solo una moda, motori imbullonati su telai rigidi e forcelle lunghissime, spesso con manubri piccolissimi. Le difficoltà di guida comportano un sacrificio che si può essere disposti ad affrontare solo per un amore vero per questo stile. Dal cinema e dalla tv, tutti abbiamo sentito parlare della cultura custom negli USA: gruppi come Hells Angels sono diventati famosi. Il mondo MC è poco conosciuto ma molto diffuso anche in Italia. Gli Hells Angels dichiarano 19 Chapters sul territorio nazionale, i Bandidos ne dichiarano pochi meno, vanno poi considerati i numerosi gruppi MC solo italiani.
Oltre ai membri effettivi dei gruppi MC italiani e internazionali, c’è un insieme molto più numeroso di supporter di questi gruppi oltre a tutti quei motociclisti “free” che sposano la visione e lo stile di vita dei motociclisti MC. Passiamo agli aspetti più tecnici. Ci sono diversi tipi di raduni o eventi e la tipologia di moto varia molto in base al sottoinsieme di tribù Custom che l’evento è in grado di attirare. Eventi come il Faaker See sono perfetti per chi ama le Harley moderne. I mezzi più diffusi sono i Touring HD più recenti, perfetti per godersi le strade austriche. Certo, non mancano vecchi Shovel e Panhead o mezzi custom estemi, ma la maggioranza dei mezzi presenti è composta da Street Glide e sue parente.
Se invece amate le moto customizzate piccole e scattanti in stile Brat Style, the Reunion e il Sunride sono i posti che fanno per voi. Qui Cafè Racer Triumph ma anche giapponesi e tedesche pesantemente personalizzate sono le più diffuse. Si parte sempre da specchietti, manopole, manubri, finali e selle. Poi si passa agli accessori (per esempio borse e parabrezza) e alla verniciatura della carrozzeria. Quando si arriva a motore, forcelle e telaio, si entra in zone dove servono budget importanti. Di seguire il cuore e l’istinto. Frequentare eventi e locali Custom, guardare le moto degli altri e capire quale è lo stile più affine ai propri gusti. Lasciarsi andare, perché non c’è niente da capire nel mondo della customizzazione, c’è solo da vivirlo e amarlo insieme agli altri. Più ci si addentra e più è importante capire che bisogna avere rispetto per tutti, nel senso che il mondo dei Custom è un mondo libero che continuerà a vivere solo come spazio in grado di accogliere tutti.
Borile, Rivolta, Headbanger... Borile, Rivolta, Headbanger... MILANO - Li riconosci dall'unghia nera. Un vanto per chi ha passato una vita in officina. Grasso e olio che ormai non vanno più via e diventano un certificato di qualità. Perché loro sono i piccoli artigiani delle moto, case costruttrici minuscole, capaci a volte di soli venti esemplari all’anno, ma restano meccanici. Gente che sa dove mettere le mani. NICCHIA IN CRESCITA - Sono tanti i marchi italiani della piccola produzione. E il mercato, in un momento di grande flessione per le vendite delle due ruote, è in controtendenza. Merito della qualità dei prodotti ma anche di una rivoluzione nel concetto stesso di moto: mezzi unici, su misura, fuori dalla produzione di massa. Si passa dalle customizzazioni su moto di serie (da Harley Davidson a Triumph, fino a Bmw) ai costruttori di telai e motori. Tra questi ultimi, nel settore delle custom, c'è il marchio milanese Headbanger, moto esagerate made in Italy. La produzione parte da sei modelli base (dai 21.500 euro in su), ma le personalizzazioni sono infinite. Tutti i pezzi sono già omologati. SU MISURA - «Vendiamo il 90% all'estero - spiega Stefania Galli, responsabile comunicazione del marchio fondato da Giorgio Sandi, ad di Snai -: Francia, Svizzera, Emirati arabi, Russia». Ogni anno escono 150-200 nuove moto, tutte a carburatori. Sempre a Milano c'è Cr&s. Due modelli in produzione: la Vun (15 mila euro) e la naked Duu (da 44 mila), tutti assemblati a mano (nel dialetto milanese Vun e Duu significa Uno e Due). «Il nostro è un mercato di nicchia - racconta il designer di Cr&s Donato Cannatello -, ma abbiamo una lista d'attesa di sei mesi». Su ordinazione anche le moto della riminese Vyrus: superstradali di lusso che vanno dai 29 ai 79 mila euro. I prezzi - nota dolente di tutte le artigianali - sono piuttosto elevati. Ma su piccoli numeri non potrebbe essere altrimenti. Milano, lavora soprattutto su base Harley: «Siamo come sarti, costruiamo moto su misura, qualche decina l'anno, ma il cliente è parte del progetto». Per una special - un mezzo di serie modificato - dal bolognese Totti Motori si parte da 4.500 euro: «Ci sono moto che impiegano fino a 600 ore di lavoro, altre solo 50 - sottolinea Roberto Totti, tra i pochi costruttori certificati Imbba Usa -. Special non è solo estetica ma anche il massimo della tecnologia disponibile». Come l'officina Tpr di Milano, dove ogni creazione (molte su base Triumph) è un pezzo unico: «Creatività e design sono la base di partenza».
MILANO, VIA DE REVEL - Borile, Garageitaliano, Abnormal cycles, Magni sono realtà consolidate. Ma spesso non si vive solo di officina. A Milano due marchi in forte crescita come Officine Mermaid e Deus hanno creato un intero quartiere dedicato a custom e special: ci sono laboratori, bar, negozi di abbigliamento tecnico e vintage, perfino un teatro. Tutto in via Thaon de Revel, all'Isola. «I nostri numeri sono in continua crescita - spiega l'ideatore del Motoquartiere Dario Mastroianni (Mermaid) -. Chi sceglie le nostre moto vuole prodotti unici e alta qualità. Produciamo circa 90 moto all'anno. Tutte a mano».
Sono una “vecchia” biker di origine svedese, ho viaggiato molto, ho vissuto un po’ in Francia, molti anni in Italia, paese a cui sono legata anche un po’ per ragioni personali. Mentre questa notte scrivo sono in Nuova Zelanda da un po’ e presto tornerò in Europa. Ho avuto moto di conoscere moltissimi motociclisti di mentalità e culture diverse, ma alcuni sono più simili fra loro, mentre in Italia sono molto strani rispetto a tanti altri.
Innanzitutto, a parte le lotte che ci sono state fra i due grandi gruppi MC principali, per il resto dei motociclisti viaggiare in moto significa fare parte di una sorta di grande famiglia. Ognuno di noi si ferma ad aiutare qualsiasi motociclista sconosciuto se lo vede in difficoltà, ci salutiamo se ci incontriamo ovunque, siamo solidali fra noi anche se non ci siamo mai visti prima. La maggior parte dei motociclisti italiani invece ha perso, o forse non ha mai avuto, questo senso di fratellanza, a cominciare dallabitudine di salutare quando incrocia un altro motociclista per strada. Lì in Italia tutto dipende da che marca e da che modello di moto una persona possiede. A seconda della moto che hanno, alcuni si danno arie da super motociclisti e non considerano affatto gli altri.
Molti comprano una moto ultimo modello da giovani solo per mettersi in mostra, poi la lasciano appena diventano mariti, mogli, madri, padri. Si fissano su una marca o un modello, e piuttosto che non poter avere quello, non vanno neppure in moto, ma ci stanno a pensare per mesi o anni in attesa di mettere le mani esclusivamente su QUELLA determinata moto. Questa non è vera passione per le moto, ma solo un modo per ESIBIRE UN OGGETTO, esattamente come se si trattasse di una giacca o di un paio di scarpe firmate. Negli altri paesi in cui ho vissuto o che ho visitato, non è così. Chi ha la passione per la moto, se non può permettersene una costosa, acchiappa quella che riesce ad avere, magari la elabora e la trasforma con fatica e sudore un po’ per volta, ma la cosa principale è cavalcare una moto!
- Ho amici e conoscenti che guidano da anni la stessa moto, la conoscono, ne fanno la loro compagna di vita, la curano e non pensano affatto di cambiarla per seguire una moda.
- In Italia, invece, molti vogliono subito soltanto la moto di moda, quella che li fa distinguere come fighetti infiocchettati.
- Per fortuna non tutti sono così, ma troppi sono proprio di quel genere e per questo io non mi trovo molto bene in quel paese che avevo scelto tempo fa per il suo clima adatto ad andare in moto anche in inverno senza problemi.
Poi c’è una cosa ancora più assurda che ho scoperto recentemente. Io sono stata in moto con mio padre già quando avevo un anno. A 5/6 anni sognavo il giorno in cui mi avrebbero comprato il primo motorino, a 8 anni avevo organizzato un gruppo di amichetti in bicicletta e giocavamo a essere gli Hell’s Angels, a 12 salivo di soppiatto su qualsiasi moto fosse lasciata incustodita e i proprietari mi correvano dietro con altre moto o in auto per riportarmi indietro. Qualcuno però mi lasciava guidare la sua moto per qualche chilometro in luoghi appartati in cui non mi fermasse la polizia, apprezzando e assecondando la mia passione di piccola biker.
E finalmente è arrivato il momento di ricominciare con i lunghi viaggi, con la mia bambina aggrappata alla mia schiena. Certo, per i primi anni dovevo fermarmi spesso. A volte la sentivo e vedevo sporgere pericolosamente da un lato, addormentata, la raddrizzavo con la mano e le dicevo “Sveglia!” e appena possibile mi fermavo per farla riposare. Abbiamo cavalcato così per migliaia di chilometri e per anni in lungo e in largo soprattutto in Europa. Non lo avrei mai fatto, non avrei potuto farlo se non fossi stata certa di sapere come portare mia figlia in moto con me in totale sicurezza. Con lei ho smesso di fare le pazzie e ho adottato uno stile di guida più lento e sicuro, ma sono state SOPRATTUTTO le vecchie esperienze precedenti con le altre moto a fare la differenza!
Se fossi salita direttamente su una 500 senza avere mai fatto esperienze e acrobazie prima con moto meno potenti, non sarei MAI stata in grado di portare mia figlia con me in moto senza rischi. Avrei dovuto rinunciare a tante bellissime occasioni con lei in moto, a tanti interessanti incontri con altri motociclisti e ora mia figlia non potrebbe ricordare quegli anni come i fantastici anni della sua infanzia in viaggio con me su due ruote. L’esperienza fra la 125 e la 500 cc è fondamentale per il resto della reale vita da biker. Troppi in Italia oggi non lo sanno e non vogliono capirlo. La moda impera e APPARIRE è la vera passione di molti che si definiscono motociclisti.
Presto tornerò in Italia, ma che tipo di motociclisti troverò lì? Non mi aspetto che come in altri paesi faremo amicizia, se la loro mentalità è quella che ho descritto. Tendo ad essere una biker solitaria, ma spesso mi aggrego a gruppi e facciamo un po’ di strada insieme. Molti anni fa, in Nord Italia, frequentavo un fantastico gruppo MC di Genova. Tornata dopo alcuni anni di viaggi lontano dall’Italia, non li ho più trovati. Ma forse c’è ancora qualche speranza che non tutto sia perduto nel mondo dei VERI biker anche in Italia?
In Italia si compra e si guidano le moto alla moda? Chi ha il denaro per permettersi moto o scooter alla moda, anch’essi molto costosi per certi modelli, lo fa. Li puoi trovare al bar, ma anche lungo le strade ... In Italia poi tutto ha costi esorbitanti, mantenere una moto di bollo ed assicurazione spinge a volte a prendere una cilindra perché di grande impatto economico. Il saluto e lo spirito di gruppo a volte è legato purtroppo dal tipo di moto posseduta, mi capita di salutare ad esempio chi guida BMW e non ricambiano, ma non sempre. Potrai trovare appassionati anche qua in Italia, dipende sempre dal tipo di persone alle quali ti avvicini.
Sulla storia del saluto non sono d'accordo. Io con il 50ino saluto quasi tutti e ricambiano altrettanto, se devo precisare una cosa, aldilà del modello di moto (Indifferente, mi salutano pure le Ducati con il piede quando mi superano). In genere quelli vestiti adeguatamente (Completo con protezioni anche se è estate) ricambiano sempre, quelli in maglietta non ti cagano mai. Ogni moto ha una storia, ogni dettaglio è personalizzato. Trasformiamo ogni moto in un’opera d’arte unica. Ogni progetto nasce dalla passione per i dettagli e dalla voglia di creare qualcosa di irripetibile. Consulenza iniziale - Ascoltiamo la tua idea e valutiamo le migliori soluzioni. Progettazione - Bozze, rendering e studio delle modifiche. Realizzazione - Lavorazione artigianale con attenzione ai minimi dettagli. Test su strada - Per garantire performance e sicurezza. Consegna - Ti restituiamo la tua moto trasformata.
Quanto tempo serve per una customizzazione? Dipende dal livello di personalizzazione richiesto. In media il processo richiede tra 1 e 6 mesi. Posso fornire io la moto da customizzare? Certo! Lavoriamo sia su moto fornite dal cliente che su modelli che possiamo reperire su richiesta. Posso personalizzare qualsiasi tipo di moto? Sì, lavoriamo su diverse marche e modelli, studiando insieme a te le modifiche più adatte alla tua moto e al tuo stile. Fornite anche pezzi custom singoli o solo moto complete?

La scena italiana: artigiani, nicchia e innovazione
Nell’Italia della micromobilità emergono piccoli artigiani delle moto: Borile, Rivolta, Headbanger e altri marchi di nicchia crescono nonostante la flessione delle vendite. MILANO - Li riconosci dall'unghia nera. Un vanto per chi ha passato una vita in officina. Gente che sa dove mettere le mani. NICCHIA IN CRESCITA - Sono tanti i marchi italiani della piccola produzione. E il mercato, in un momento di grande flessione per le vendite delle due ruote, è in controtendenza. Merito della qualità dei prodotti ma anche di una rivoluzione nel concetto stesso di moto: mezzi unici, su misura, fuori dalla produzione di massa.
Tutti i pezzi sono già omologati. SU MISURA - «Vendiamo il 90% all'estero - spiega Stefania Galli, responsabile comunicazione del marchio fondato da Giorgio Sandi, ad di Snai -: Francia, Svizzera, Emirati arabi, Russia». Ogni anno escono 150-200 nuove moto, tutte a carburatori. Milano, Cr&s, Vyrus, Totti Motori, Tpr e altre officine ampliano lo spettro di personalizzazioni, offrendo motociclette su misura, heavy brass e telai artigianali.
In questo contesto, la cultura custom rimane una filosofia di vita più che una moda passeggera, con una comunità spesso legata all’heritage di motori e skill artigianali. Trasformiamo ogni moto in un oggetto irripetibile è non solo un’operazione estetica, ma un processo che coinvolge progettazione, realizzazione e test su strada.

Processo tipico di una creazione artigianale
Consulenza iniziale - Ascoltiamo la tua idea e valutiamo le migliori soluzioni. Progettazione - Bozze, rendering e studio delle modifiche. Realizzazione - Lavorazione artigianale con attenzione ai minimi dettagli. Test su strada - Per garantire performance e sicurezza. Consegna - Ti restituiamo la tua moto trasformata.
In sintesi, l’«artigiano motociclista» è colui che fonde tecnica, estetica e libro delle ore di lavoro per creare una moto unica, capace di raccontare la storia del suo possessore. Questo è il nucleo della cultura custom: una comunità di specialisti e appassionati che costruisce sullo stile una propria identità condivisa.
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