Le Due Ruote: Un Viaggio nella Storia e nell'Anima del Ciclismo
La bicicletta, un congegno apparentemente semplice, racchiude in sé storie di vita, sacrifici, gioie e dolori, intrecciandosi indissolubilmente con il tessuto della nostra esistenza. Dalle strade polverose del passato alle competizioni moderne, le due ruote hanno sempre rappresentato un mezzo di trasporto, un simbolo di libertà, un motore di progresso e, soprattutto, una fonte inesauribile di narrazioni. Questo articolo si propone di esplorare il vasto archivio del ciclismo, con uno sguardo particolare a eventi e figure che hanno segnato il Giro d'Italia e la cultura ciclistica in generale, attingendo a racconti poetici, testimonianze storiche e riflessioni contemporanee.
L'Eterno Ciclista: Un Poema di Resilienza e Passione
Esiste un'immagine, forse vissuta da molti, di un ciclista solitario che pedala nelle notti silenziose. Un’icona quasi mitologica, con i pantaloni infilati nei calzini e la boina calata sulle orecchie, la cui provenienza e destinazione rimangono avvolte nel mistero. Se mai lo si dovesse incontrare, è consigliabile osservarlo con profonda empatia, poiché potrebbe rappresentare la quintessenza dello spirito ciclistico.
Questo figura evoca il ricordo di un ciclista con una bicicletta bianca, che attraversava la città fischiettando una polka. Le sue ruote, piccole e quadrate, quasi un ostacolo in sé, sembravano voler intrappolare la sua barba nel pedale. Il manubrio, ricavato dai corni di una capra, e un carretto sul retro con un pesce e del pane, completavano un quadro surreale. Eppure, questo ciclista, ansimando come un cane, scalava le colline, incitandosi a pedalare con un grido: "Dai, Dio! Dai, Dio! … So che vincere non sta nell'arrivare ma nel continuare…".
Mentre il mondo, seduto sui marciapiedi, rideva e applaudiva, lui, con gli occhi pieni di una gratitudine quasi letteraria, salutava e ripeteva: "Dai, Dio! Dai, Dio! … Dagli con tutto, Dai, Dio!".
Poi, una notte, la sua bizzarra bicicletta, con il suo carretto, iniziò a proiettare una scia fosforescente. Incredibilmente, i ladruncoli restituivano i portafogli, i potenti ponevano fine alla fame, gli UFO rivelavano il segreto della Pace, e persino l'amministrazione cittadina si occupava di riparare le buche. In quell'atmosfera di gioia inattesa, persino il narratore, da sempre incline alla tristezza, pianse e danzò sotto quella luce la polka del ciclista.
Ma, in un impeto inspiegabile, quasi per una "sinistra rabbia", il gruppo, senza rendersene conto, aggredì il ciclista e distrusse la sua bicicletta bianca. Un atto di violenza insensata, un accanimento crudele che ridusse la bicicletta in mille pezzi.

"Vite su due ruote": Un Archivio di Storie Umane nel Bellunese
L'esposizione "Vite su due ruote", organizzata dall'Archivio fotostorico feltrino con la collaborazione di diverse istituzioni culturali, offre uno spaccato profondo e commovente della vita nel Bellunese attraverso la lente della bicicletta. La mostra non si limita a presentare immagini di ciclisti professionisti come Fausto Coppi o Marcello Mugnaini, ma si addentra nelle vite di ambulanti, emigranti, arrotini, gelatai, gitanti e semplici cittadini, mostrando come la bicicletta fosse parte integrante del loro quotidiano.
Francesco Padovani, responsabile del servizio cultura della Biblioteca di Pedavena e dell'Archivio fotostorico feltrino, spiega che la ricerca è partita dalle raccolte pubbliche e private, confrontando il materiale sulle biciclette con quello precedentemente raccolto sulle motociclette. La minore ricchezza di immagini relative alle biciclette rispetto alle moto è attribuita alle strade in salita della zona e al costo delle biciclette, che negli anni Quaranta e Cinquanta rappresentavano uno status-symbol in un'area economicamente depressa.
Le fotografie esposte raccontano storie potenti: una bambina degli anni Venti con un triciclo che oggi sarebbe un pezzo da museo; un venditore ambulante degli anni Trenta con stracci e battipanni appesi al manubrio; quattro corridori del Gruppo ciclistico feltrino negli anni Trenta; un seggiolaio degli anni Quaranta con il suo carico di paglia; due operai diretti al lavoro in bicicletta, in un precario equilibrio; un emigrante ritratto a Parigi, in bicicletta, con abiti eleganti per dimostrare il suo successo; e una balia di Lamon, ritratta a Genova nel 1948, con un bambino in carrozzina e il fratellino in bicicletta.
Le biciclette in queste immagini diventano il fulcro di un viaggio sentimentale attraverso la storia, la geografia, l'abbigliamento e le mode. L'impressione generale è quella di un album di famiglia allargato, un mosaico di volti, polpacci, baffi, pettinature, pose, sorrisi, dignità e orgoglio.
Padovani sottolinea che questa è solo "la punta di un iceberg", l'inizio di un percorso che continuerà attraverso nuove ricerche negli archivi dei vecchi fotografi e, soprattutto, negli armadi e cassetti della gente comune. Il progetto di rendere l'esposizione permanente nel Palazzo Borgasio di Feltre mira a preservare e valorizzare questo prezioso patrimonio.

"W la bici viva": Un Festival Dedicato al Mondo delle Due Ruote
Feltre, dal 5 al 15 aprile, si trasforma in un epicentro di celebrazione per il mondo della bicicletta con il festival "W la bici viva". Questo evento multisettoriale non è solo una rassegna di appuntamenti, ma un vero e proprio inno alla bicicletta in tutte le sue sfaccettature: sport, cultura, musica, viaggi e impegno sociale.
Tra le figure di spicco presenti, spicca Maria Canins, una leggenda del ciclismo femminile, con un palmarès impressionante che include un Giro d'Italia, due Tour de France, dieci titoli italiani e un oro mondiale, oltre a successi nello sci di fondo. Accanto a lei, Sandro Donati, maestro dello sport e fervente sostenitore dello sport pulito, noto per le sue battaglie contro il doping. Massimo Cirri, conduttore radiofonico, porta avanti la campagna per assegnare alla bicicletta il Premio Nobel per la Pace.
La musica è rappresentata dai Tetes de Bois, la cui band è diventata un punto di riferimento per i ciclisti grazie al loro album "Goodbyke", interamente dedicato alla bicicletta, e al loro video con Margherita Hack nei panni di Alfonsina Strada. Il loro palco, alimentato a pedali dagli spettatori, è un simbolo tangibile del loro impegno.
Il festival si articola in una fitta rete di incontri, gite, pedalate, mostre e spettacoli, coinvolgendo scuole, centri anziani, luoghi iconici come il Grappa e la Via Claudia Augusta, palazzi e piazze. L'organizzazione, a cura dell'assessorato all'Ambiente del Comune di Feltre con il sostegno di Sportful e la regia dell'associazione Ti con Zero, vede la partecipazione attiva di molteplici realtà del territorio, dal Pedale Feltrino alla Fiab, dai centri diurni e sociali fino al Rugby Feltre.
Programmi come "Abilità in bicicletta" mirano a educare alla disciplina stradale attraverso giochi e percorsi a ostacoli, mentre "Bikipedia" offre interviste a cura di Guido Foddis, esplorando l'impulso della bike economy nel mercato mondiale con interventi di esperti del settore, imprenditori e campioni del ciclismo come Marzio Bruseghin e Alessandro Ballan.
La mostra "Giro giro Tondo" presenta teatrini di carta dell'artista Fernanda Pessolano e biciclette del Museo storico della bicicletta Toni Bevilacqua, dedicati al Giro d'Italia, con l'inaugurazione di Giambattista Baronchelli, ex professionista. Il concerto "GoodBike" dei Tetes de Bois, con la loro musica d'autore e atmosfera rock, è un altro momento clou.
I viaggi sono protagonisti con la cronaca in diretta del percorso "Da Altino a Feltre lungo la Via Claudia Augusta" con Alberto Fiorin, e con i diari di viaggio di Claudio Mason, cicloviaggiatore feltrino, che ha percorso 4500 chilometri in solitaria nel Sud-Est asiatico. Non mancano le storie di coraggio e determinazione, come "Israele a pedali, dai Kibbutz al Giro", i diari di un inviato di guerra, e "Finisce per A", la rappresentazione teatrale della storia di Alfonsina Strada, prima e unica donna a partecipare al Giro d'Italia.
Il Giro d'Italia: Un'Epopea di Vittorie, Sconfitte e Storie Indimenticabili
Il Giro d'Italia, la "Corsa Rosa", è un palcoscenico di emozioni che si rinnova ogni anno, tessendo trame di audacia, resilienza e trionfo. Analizzando le edizioni recenti, emerge un quadro complesso di sfide sportive, imprevisti e momenti che rimangono impressi nella memoria collettiva.
L'edizione del 2008, partita da Palermo con una cronometro a squadre, vide una tappa da Peschici ridotta a causa delle proteste dei corridori per gli spostamenti eccessivi. Il 2009, anno del centenario della "corsa rosa", non fu fortunato. Partito con un buon campo di partecipanti, tra cui un ritrovato Lance Armstrong, il Giro fu segnato da critiche sul percorso e contestazioni per la sua pericolosità. Menchov dimostrò la sua superiorità, mentre Armstrong non mantenne le aspettative. La conclusione fu amara, con tre corridori positivi al doping, tra cui Di Luca e Pellizzotti, rispettivamente secondo e terzo classificati.
Nel 2010, il Giro partì per la seconda volta dall'Olanda, da Amsterdam. Fu l'anno del ritorno di Ivan Basso, che dominò sullo Zoncolan e sul Mortirolo, aiutato da Nibali. Un episodio insolito vide lo spagnolo Arroyo Duran conquistare la Maglia Rosa con un ampio margine dopo che il gruppo si spezzò poco dopo la partenza da Lucera.
Il 2011, in occasione del 150° anniversario dell'Unità d'Italia, vide la partenza dalla Reggia di Venaria Reale. Dopo le prime vittorie dei velocisti, Alberto Contador controllò agevolmente la corsa, vincendo a Milano. La tragica caduta e la morte del belga Wouter Weylandt durante la discesa del Bocco portarono alla neutralizzazione della tappa successiva, percorsa dai corridori a passo lento in segno di lutto.
L'edizione 2012, dalla Danimarca, si distinse per la mancanza di un favorito netto e l'alternanza di vincitori di dieci nazionalità diverse. Joaquim Rodríguez vestì la Maglia Rosa, ma fu il canadese Ryder Hesjedal a ribaltare il Giro nella cronometro finale, diventando il primo canadese e il secondo non europeo a vincere la corsa, in un'edizione che resta il suo unico, grande capolavoro.
Nel 2013, da Napoli, il duello fu tra Vincenzo Nibali e Bradley Wiggins. Wiggins, afflitto dal maltempo e incapace di fare la differenza a cronometro, si ritirò. Nibali, in rosa da Saltara, consolidò la sua vittoria con un'impresa sulle Tre Cime di Lavaredo, diventando uno dei pochi ad aver conquistato Vuelta, Tour e Giro d'Italia.
Il Giro 2014 partì da Belfast, con tre tappe irlandesi seguite da un'enorme folla. Sulla salita di Montecampione emerse Fabio Aru, mentre Nairo Quintana attaccò in discesa dallo Stelvio, vincendo la tappa e vestendo la Maglia Rosa. Quintana divenne il primo colombiano a trionfare al Giro, portando la Colombia a quattro successi di tappa. La sfida tra Aru e Contador elettrizzò la corsa, con Contador che segnò un record personale per la rapidità con cui assunse la testa della classifica.
Il Giro 2016 iniziò dall'Olanda, ad Apeldoorn, per la terza volta. Fu un Giro di colpi di scena, con Steven Kruijswijk in Maglia Rosa che cadde, lasciando a Vincenzo Nibali la possibilità di rimontare e vincere la sua seconda Corsa Rosa. L'arrivo a Torino, che non ospitava l'ultima tappa dal 1982, segnò un ritorno alle tradizioni.
La centesima edizione, dedicata all'Amore Infinito, partì da Alghero, toccando Sicilia e Calabria prima di dirigersi verso nord. Tom Dumoulin divenne il primo olandese vincitore del Giro d'Italia, con l'ultimo cambio di maglia Rosa avvenuto nell'ultima cronometro, un evento raro nella storia della corsa. Il podio fu uno dei più serrati di sempre, con i primi tre classificati separati da soli 40 secondi.

Figure Iconiche e Loro Eredità nel Ciclismo
Oltre ai grandi campioni che hanno solcato le strade del Giro, esistono figure che, pur non avendo necessariamente trionfato, hanno lasciato un'impronta indelebile nel mondo del ciclismo. Alfonsina Strada, la prima e unica donna a correre il Giro d'Italia nel 1924, rappresenta un simbolo di coraggio e determinazione, una pioniera che sfidò pregiudizi e convenzioni sociali in un'epoca dominata dal regime fascista. La sua storia continua a ispirare, come dimostra la menzione del suo nome in eventi e produzioni artistiche.
Professionisti come Alessandro Ballan, campione del mondo nel 2008 e vincitore del Giro delle Fiandre nel 2007, e Giambattista Baronchelli, vincitore di 93 corse tra cui il Giro di Lombardia, e secondo al Giro d'Italia in due occasioni, incarnano la dedizione e il talento che distinguono i ciclisti di successo. Marzio Bruseghin, campione italiano a cronometro nel 2006, e Ivan Basso, vincitore di due Giri d'Italia, testimoniano la longevità e la capacità di recupero che caratterizzano le carriere ciclistiche di alto livello.
La figura di Lance Armstrong, pur segnata dalle vicende legate al doping, rimane un punto di riferimento per la sua straordinaria carriera e il suo impatto mediatico, che ha contribuito a riportare l'attenzione sul ciclismo in un periodo di relativa crisi.
La Bicicletta come Simbolo Culturale e Sociale
La bicicletta trascende la sua funzione di mero mezzo di trasporto per diventare un potente simbolo culturale e sociale. "W la bici viva" non è solo un festival, ma una dichiarazione d'amore verso questo mezzo, evidenziando il suo ruolo nell'educazione stradale ("Abilità in bicicletta"), nella promozione di uno stile di vita sano e attivo, e come motore di un'economia in crescita ("La bici fa pedalare, l’impulso della bike economy nel mercato mondiale").
Le interviste a figure come Gianluca Santilli, membro della commissione per la bike economy dell'UCI, e agli amministratori delegati di aziende legate al settore, sottolineano la rilevanza economica e strategica della bicicletta nel mercato globale. Imprenditori come Mauro Benetton e figure del ciclismo come Marzio Bruseghin e Alessandro Ballan, oggi impegnati nel cicloturismo, dimostrano la versatilità e la continua evoluzione del settore.
La bicicletta è anche fonte di ispirazione artistica, come dimostrano il concerto dei Tetes de Bois e la mostra di teatrini di carta di Fernanda Pessolano. I racconti di viaggio, come quelli di Claudio Mason nel Sud-Est asiatico, o la cronaca di spedizioni come "Da Altino a Feltre lungo la Via Claudia Augusta", esaltano lo spirito avventuroso e la libertà che la bicicletta sa offrire.
La storia di Alfonsina Strada, raccontata nel testo di Eugenio Sideri e interpretata da Patrizia Bollini, ribadisce l'importanza della bicicletta come strumento di emancipazione e sfida ai tabù sociali. La campagna di Massimo Cirri per assegnare alla bicicletta il Premio Nobel per la Pace è un'ulteriore testimonianza del suo valore intrinseco come mezzo di mobilità sostenibile e promotore di un mondo più equo e pulito.
Oltre la Corsa: Storie di Vita e Archivi di Memoria
L'archivio del ciclismo non si limita alle gesta sportive, ma si estende a un vasto repertorio di storie umane. Le iniziative come "Vite su due ruote" dimostrano come la fotografia d'epoca possa restituire un'immagine vivida di un passato in cui la bicicletta era un compagno fedele di vita, lavoro e svago. Le testimonianze di emigranti, ambulanti, operai, e persino di famiglie con bambini, rivelano la bicicletta come un elemento trasversale che unisce generazioni e classi sociali.
L'intenzione di rendere permanente l'esposizione nel Palazzo Borgasio di Feltre è cruciale per preservare questa memoria collettiva. La ricerca che si estende agli armadi e ai cassetti della gente comune promette di portare alla luce ulteriori tesori nascosti, arricchendo la comprensione del ruolo della bicicletta nella storia sociale e culturale.
Le "schede prodotte dall'Avv." e i materiali forniti da collezionisti come il Dott. L. e l'Ing. [Scansioni cortesia dell'Ing. ], sebbene frammentari, indicano la vastità del materiale archivistico disponibile, che spazia da statistiche sportive a collezioni filateliche e figurine, a dimostrazione della poliedricità del fenomeno ciclistico.
La bicicletta, con le sue "due ruote", continua a essere un mezzo potente per narrare storie, unire persone e ispirare sogni, confermando la sua eterna vitalità nel cuore della cultura e della società.
