Storia del motociclismo in Italia
La leggenda racconta che i graniciari, anche loro appassionati di moto e di competizioni, chiudevano non un occhio ma due su mezzi da competizione che non avrebbero potuto attraversare il confine. I piloti italiani erano le star delle corse che si svolgevano non solo subito oltre il confine, vedi quello di Nova Gorica, ma anche in altre città jugoslave lontane anche centinaia di chilometri dal posto di blocco; i loro nomi erano Silvio Grassetti, Paolo Campanelli, Gino Rinaudo, Gilberto Parlotti, Claudio Loigo solo per citarne alcuni. I primi dati disponibili sono del 1906 e parlano di 3.767 motociclette circolanti in tutta Italia. Gran parte di esse provengono dall’estero, dall’Inghilterra ma soprattutto dalla Francia. Dall’industria d’oltralpe arrivano i mezzi più interessanti per il nostro mercato, mentre il Piemonte diventa la porta d’accesso alla diffusione del motociclismo nel nostro Paese. Trieste, come Milano, Genova e Torino, è una città industriale. Motociclisticamente parlando, più che all’Italia guarda ad est. Il primo di cui si ha notizia nel 1903 è “Rodolfo Roetl - Rappresentanza e Deposito bicicli, motocicli , automobili Peugeot - Garage e Lavoratorio per la custodia e riparazione di Automobili e Motociclette”, con sede in via Pier Luigi da Palestrina e succursale per pneumatici ed accessori in via Acquedotto, ma presto se ne aggiungono altri.
Quel giorno, in occasione di una gara ciclistica, si disputa anche una gara aperta alle motociclette con cinque concorrenti. L’iniziativa non ha seguito, ma in città l’interesse per le moto aumenta. Nonostante questo, a Gorizia nessuno decide di creare un Club motociclistico. Nel 1909 assieme ad una gara automobilistica sul chilometro lanciato a Barcola, poco fuori la cerchia urbana, viene organizzato anche un evento riservato alle moto. Oltre all’attività sportiva c’è spazio anche per una breve produzione motociclistica locale: quella di una motoleggera che a partire dal 1923 compare nelle classifiche delle gare con nomi diversi: “Moto Trieste”, “Parvus”, “Trieste-Parvus” e “Trieste-Murer”.
La Trieste-Murer resta in produzione un paio di anni e non è l’unica motoleggera costruita in Friuli-Venezia Giulia. L’attività sportiva legata alle motoleggere diventa pretesto per la nascita di nuovi sodalizi. Inizialmente vengono organizzate manifestazioni riservate alle biciclette a motore. Un anno più tardi, con l’affiliazione al Moto Club d’Italia, nasce ufficialmente l’Audax Moto Club Gorizia. L’ente è molto attivo, soprattutto nelle gare di Regolarità ma anche nei raduni, sia per la presenza dei suoi tesserati alle manifestazioni nel nord Italia e sia per l’organizzazione di eventi. Soprattutto quando il fascismo inizia a celebrare in maniera sempre più marcata le vittorie della Prima guerra mondiale. Retorica e propaganda a parte, l’attività nella Venezia-Giulia e nella vicina Istria, offre spunti originali ed interessanti. L’attività sportiva invece guarda sempre ad ovest nel vicino Veneto e mai nei territori dell’ex impero austro-ungarico, mentre le gare di velocità, come il Circuito di Redipuglia, vedono la partecipazione anche di affermati piloti di prima categoria come Ghersi, Bandini, Colombo e Tenni.
In città, nel 1939, viene organizzato l’ultimo grande evento motociclistico prima della guerra, ovvero la “Settimana Triestina del Motociclismo” curata dall’Associazione Motociclistica Trieste. La fine di un conflitto porta sempre sollievo, speranza per il futuro, ma anche difficoltà. Specialmente a Trieste nel 1945 e nell’intero Friuli Venezia Giulia, confinante con la Jugoslavia del Maresciallo Tito. Nonostante l’incertezza sul futuro assetto geopolitico della regione, la voglia di riprendere l’attività è più forte della paura. Ovviamente, si parte da ciò che è più popolare nella zona e già il 7 maggio 1946 a Monfalcone viene organizzata una gara di dirt-track, mentre tre settimane dopo si riaccendono i motori all’ippodromo di Montebello a Trieste.
Come detto, l’attività sportiva riprende con il dirt-track, disciplina seguitissima dagli appassionati della Venezia Giulia che dividono il loro tifo fra Attilio De Marchi, Giuseppe Mallini e Milan Vesnaver, ma poi riprendono anche le altre corse. Nel giugno del 1947 si disputa nuovamente la gara in salita Trieste-Opicina, la cui prima edizione risale al 1911, mentre pochi mesi dopo viene organizzato di nuovo il Circuito di Redipuglia. Si corre anche nella vicina Jugoslavia e l’eco degli eventi organizzati oltreconfine arriva ben presto in Italia. Fra i tanti piloti italiani che corrono in Jugoslavia, uno dei più conosciuti è il triestino Piero Ostuni grazie alle vittorie ottenute nel 1951 con la sua velocissima Vespa 125 preparata e carenata.
Nel 1953 il Motogiro arriva a Trieste, non ancora italiana, grazie ad un prolungamento della tappa originaria Riccione-Monfalcone, con parco chiuso allestito in Piazza dell’Unità e concorrenti fermati alle porte della città per i necessari controlli doganali. Due anni dopo il Moto Club Luca Ostuni organizza la prima edizione del Trial del Carso, una gara di Regolarità con prove speciali fuoristrada effettuate secondo il regolamento delle gare di trial inglesi che risulta essere la prima gara di trial ufficialmente organizzata in Italia. Un anno dopo al GP del Litorale di Portorose, nell’attuale Slovenia, una spedizione di piloti triestini capitanata da Alfredo Suspize e di cui fanno parte anche i giovanissimi Luigi Rinaudo e Gilberto Parlotti, formatisi alla scuola delle gimkane, fa incetta di premi fra l’entusiasmo del pubblico jugoslavo e degli organizzatori.
Negli anni Sessanta le spedizioni dei piloti italiani nella vicina Jugoslavia si fanno sempre più frequenti ed “affollate”. E proprio di Abbazia, circuito pericolosissimo con le sue strade a picco sul mare, che nella sua parte alta lambiva invece costoni rocciosi, Parlotti diventa un vero specialista. Alla fine degli anni Sessanta i piloti di casa nostra hanno fatto breccia nel cuore degli appassionati jugoslavi, ma anche in quello dei loro avversari oltreconfine. Il motivo è semplice: grazie agli italiani il pubblico d’Oltrecortina ha potuto vedere in azione le migliori moto da corsa occidentali e, nei primi anni Settanta, anche quelle giapponesi. Parlotti ad esempio, quando viene ingaggiato dalla Ducati per correre con la 500 bicilindrica, non rinuncia a partecipare con la sua moto ufficiale al GP del Litorale di Portorose per la gioia degli spettatori. I piloti dell’Est facevano invece la fila per comprare i mezzi dei corridori occidentali. Che spesso, oltre ai premi gara, “monetizzavano” ulteriormente la trasferta vendendo moto e ricambi al termine delle gare.

Nova Gorica in Gorica bosta letos obeležili izjemen mejnik v zgodovini moto športa - 75. obletnico prve cestne hitrostne motociklistične dirke, ki jo je 24. septembra 1950 organiziralo AMD Gorica. Dirka, ki je postavala temelje dolgoletni tradiciji in navdušenju nad motociklizmom, ki je pomagal tako dobesedno odpreti takratno mejo med mesti. Dogodek v Novi Gorici organizira AMD Gorica v sodelovanju z Zvezo SVAMZ in pod pokroviteljstvom UNESCO, v okviru čezmejnega evropskega projekta GO!2025 - Nova Gorica in Gorizia, Evropska prestolnica kulture. Na slovenski strani bomo pripravili tradicionalno parado starodobnih dirkalnih motociklov in avtomobilov po trasi izvirne dirke, predstavitve vozil iz preteklih desetletij, ki so krojila zgodovino motošporta, ter ekskluzivno razstavo motociklov. Z dogodki v Novi Gorici in Gorici bomo povezali obe mesti in aktivno pokazali transnacionalno sodelovanje, ki je obstajalo nekoč in se ohranja tudi danes.
Il panorama del motociclismo in Italia continua con una ricca tradizione di gare, club e manifestazioni che hanno contribuito a formare una cultura sportiva nostrana. Nello stesso periodo, in parallelo, l’Italia ha visto nascere grandi marchi e grandi campioni che hanno scritto pagine fondamentali della storia mondiale delle due ruote.
| Traguardi chiave | Anno | Protagonisti |
|---|---|---|
| Inizio delle gare su strada | 1911 | Carlo Pusterla, Mario Acerboni |
| Primo titolo italiano 250 cc | 1964 | Giacomo Agostini |
| Ingresso Yamaha in Italia | 1960-70 | pilotaggio privato e factory |
| Prima MotoGp locale | 1970 | Silvio Grassetti (250 cc) |
Una data significativa è il 1934, quando il Motociclismo Italiano continua a vincere; Omobono Tenni porta la sua MV Agusta in testa nel campionato delle 500, mentre la Scuderia Ferrari domina la 350 con Aldo Pigorini. Già nel 1924 Nuvolari trionfa nelle 500 con una Norton, confermando l’illusione che l’Italia abbia una forte tradizione motoristica. Dal dopoguerra, nel 1946, la FMI organizza i campionati italiani di I e II categoria su cinque prove, segnando la rinascita dopo il conflitto. Nel 1951 la perdita di piloti di primo piano si sintetizza in una trasposizione della passione verso nuove generazioni, con protagonisti come Nello Pagani e Carlo Ubbiali. Nel 1953 il Motogiro arriva a Trieste e nel 1955 nasce la prima gara di trial ufficialmente organizzata in Italia, segnando l’evoluzione delle discipline motoristiche nazionali.
Negli anni Sessanta si assiste a una reciproca influenza tra Italia e Jugoslavia: le spedizioni diventano frequenti, si assistono a esiti di gare oltre confine e al trasferimento di moto e tecnologie. Parlotti diventa figura chiave nello sviluppo della velocità e della tecnica, spingendo la Ducati e l’industria italiana verso traguardi sempre più ambiziosi. Inoltre, l’emergere di moto giapponesi all’inizio degli anni Sessanta resta un punto di svolta per i privati italiani, che iniziano a beneficiare di nuove opportunità competitive.
Le differenze tra Nord e Sud
Con l’evoluzione degli autodromi e l’apertura di nuove strutture, il motociclismo italiano entra in una fase di professionalizzazione e di espansione nazionale. L’orizzonte tracciato dal CIV e dalle categorie come 125, 250, 500, SBK e Supersport segna la transizione dall’epoca dei circuiti cittadini a quella di campionati strutturati e internazionali, con una crescita continua di piloti italiani che si affermano in contesti europei e mondiali. L’Italia diventa così un polo fondamentale per lo sviluppo delle competizioni motociclistiche, con una tradizione che affonda le radici nelle prime decadi del secolo e si estende fino alle produzioni moderne e alle gare internazionali.
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