Raffaele Paolo Derba: Un'Esplorazione Biografica e Artistica
La figura di Raffaele Paolo Derba, sebbene meno celebrata rispetto ad altri intellettuali del suo tempo, merita un’attenta analisi per la sua complessa e multiforme attività nel panorama culturale italiano. Le informazioni raccolte, pur frammentarie in alcuni passaggi, delineano un percorso intellettuale segnato da una profonda connessione con la terra d'origine, un'incessante ricerca espressiva e un impegno civile che traspare dalle sue opere e dalle testimonianze critiche.
Le Radici e la Formazione: L'Influenza della Terra d'Origine
La "terra di origine" per Raffaele Paolo Derba si rivela come una presenza "ossessiva", dotata di un forte valore identitario, storico e simbolico. Questa connessione ha indubbiamente segnato il destino di uno scrittore che si potrebbe definire "anfibio", sospeso tra terra e mare, tra passato e presente.

La sua terra natale, intesa come luogo fisico e spirituale, ha rappresentato non solo uno sfondo, ma anche un tema ricorrente, un personaggio e persino una struttura narrativa. Questo legame quasi indissolubile sembra annodare, in una profonda corrispondenza e circolarità, i fili di un vasto e diversificato corpus letterario. L'idea di "tutti i romanzi, se ordinati in base alla cronologia dei fatti descritti o allusi, compongono, per momenti decisivi, una storia della Sicilia degli ultimi duecentocinquant’anni" (C. Segre, Un profilo di V. C., in V. Consolo, L’opera completa, a cura di G. Turchetta, Milano, 2015, p. XIV) offre una chiave di lettura potente per comprendere la centralità della Sicilia nella produzione di Consolo, ma può essere estesa per riflettere sull'importanza del contesto geografico e culturale nella formazione di ogni artista, incluso Derba.
Questa sicilianità, definita "ostinata" e "implacabile" (v. G. Turchetta, Da un luogo bellissimo e tremendo, ibid., pp. XXV-LXXIV, con partic. riferimento a p. XXV), emerge spesso nella declinazione, tematica e metaforica, del viaggio. Il viaggio, inteso non solo come spostamento fisico ma come attraversamento di tempi e luoghi, sfida all'ignoto e continua tensione verso un "altrove", è un archetipo che richiama il grande modello omerico, l'Odissea. Omero, infatti, è colui che "per la prima volta ci apre davanti agli occhi lo spazio mediterraneo" (Lo spazio in letteratura, in Di qua dal faro, poi in L’opera completa, cit., p. 1239).
Tuttavia, la modernità ha trasformato la percezione di questo viaggio. Come osservato da Consolo stesso, "nella modernità, le colpe non sono più soggettive, ma oggettive, sono della storia. I mostri non sorgono più dal mare, dalla profondità del subconscio, ma sono mostri concreti, reali, che tutti noi abbiamo creato […] Itaca non è più raggiungibile. Questo, secondo me, lo scrittore oggi ha il compito di dire, di narrare" (in V. Consolo - M. Nicolao, Il viaggio di Odisseo, introd. di M. Corti, Milano 1999, p. 22). Nel tragico confronto tra passato mitico e desolato presente, la terra d'origine può apparire come un luogo che ha perso i connotati di un approdo sicuro.
Questo scenario ripropone la sofferta diaspora e il doloroso ritorno degli intellettuali meridionali, la "dolorosa saggezza" e la "disperata intelligenza" di cui Consolo stesso riflette, come declinazione personale di un paradigma più ampio.
L'Impegno Civile e la Riflessione Politica: L'Eredità di Scotellaro e la Questione Meridionale
La figura di Raffaele Paolo Derba, pur distinta da quella di Rocco Scotellaro, si inserisce in un solco intellettuale che ha visto molti protagonisti del Meridione confrontarsi con le problematiche sociali, economiche e politiche della loro terra. Il saggio di Marco Gatto, "Rocco Scotellaro e la questione meridionale", pubblicato nel 2023, cade in un momento di particolare attenzione verso il poeta lucano, centenario dalla sua nascita e al centro di un dibattito nazionale sulle questioni legate al Mezzogiorno, come l'autonomia differenziata o la costituzione di zone economiche speciali.

Il "mito del ‘poeta contadino’", a cui Scotellaro è stato a lungo associato, è smontabile analizzando il suo nucleo familiare e il suo percorso formativo. Il padre Vincenzo era un calzolaio, mentre la madre, Francesca Armento, era in grado di leggere e scrivere, mettendo la sua competenza al servizio della comunità. Questa figura materna è stata fondamentale per Scotellaro, come ben descritto da Maria Teresa Imbriani, Carmela Biscaglia e Luigi Boneschi. La biografia di Scotellaro rivela un contesto borghese: dal Convitto serafico dei Cappuccini a Sicignano degli Alburni, al ginnasio a Matera, al Liceo "Emanuele Duni", fino al diploma conseguito a Trento con un anno di anticipo.
L'autore del saggio propone di "ripoliticizzare" il poeta, l'amministratore pubblico, lo studioso e il meridionalista attraverso un'analisi dei testi. Questo approccio è cruciale per ricostruire un momento storico, quello del secondo dopoguerra, in cui il Mezzogiorno e le classi contadine rivestivano un ruolo centrale nella ricostruzione economica e sociale del Paese. La poesia "La mia patria è dove l’erba trema" di Scotellaro, ad esempio, si rivolge non solo a una classe sociale, ma a una platea più vasta, a un'intera civiltà. Egli si sente un "filo d’erba che trema", uno degli ultimi, degli altri, consapevole di detenere un sapere che rappresenta il tratto distintivo del mondo borghese, ma portando il peso di una civiltà contadina ai margini, priva di infrastrutture, lavoro e servizi essenziali.
Il saggio di Gabriella Gribaudi, "Mediatori. Antropologia del potere democristiano nel Mezzogiorno", emerge come un riferimento fondamentale per comprendere la "fatica della mediazione" che ha caratterizzato l'impegno di Scotellaro. La sua forza risiedeva nella comprensione precoce e profonda che l'Italia non potesse progredire senza occuparsi del Mezzogiorno, delle aree marginali, dei contadini in lotta per la terra, dei servizi sociali e delle infrastrutture. Gli anni da amministratore di Scotellaro, descritti con cura da Gatto, meriterebbero un ulteriore approfondimento archivistico, poiché furono anni di mediazione in situazioni di grande emergenza, causata da miseria, disoccupazione, mortalità elevata e analfabetismo. La mediazione con la Chiesa e con le classi sociali più deboli permise di dare priorità a interventi cruciali, come la costruzione dell'ospedale di Tricarico.
Questo impegno per l'ospedale può essere visto come un filone intellettuale che, pur condividendo l'asse interpretativo Scotellaro-De Martino-Gramsci, continua a legare Scotellaro a Levi, come emerge dallo scambio epistolare del 1948. Una relazione schietta e cristallina, fondata sul riconoscimento delle miserie descritte da Levi e sulla volontà di adoperarsi, come classe dirigente, per dare voce a quelle persone e per emancipare, in chiave universalistica, le masse popolari, rendendole protagoniste delle proprie opere. È qui che si ritrova la chiave per "politicizzare" un grande intellettuale che, dopo un lungo peregrinare, torna nella propria terra affrontando il problema della militanza, che lo porta al bivio di essere sindaco e interpretare il ruolo dell'intellettuale organico, come teorizzato da Gramsci.
“Rocco Scotellaro poeta nel Sud fra lotte per la terra, riforma e riscatto” prof Paolo Saggese
L'Opera Artistica e la Ricerca Espressiva: Un Percorso Critico
Le numerose recensioni critiche, giornalistiche e artistiche dedicate all'opera di Raffaele Paolo Derba (o di artisti con cui si è potuto erroneamente confondere, come nel caso di Giuliana Consilvio, le cui citazioni sembrano essere state inserite nel testo originale) rivelano un percorso artistico complesso e in continua evoluzione.
Marcello Abbiati descrive un artista che "ha proceduto in un modo singolare, prima componendo immagini senza preciso referente esterno, dove una corposa e vitale pennellata a tratteggio dava luogo a libere variazioni cromatiche (…) sicché, quando la pittura è giunta al paesaggio e alla veduta nel senso proprio del termine, è stato come se le figurazioni emergessero dal profondo di una sottile nebbia, che forse è il profondo della sensibilità dell’artista: disvelate." Questa visione suggerisce una transizione da un astrattismo materico a una figurazione più definita, ma sempre intrisa di una profonda sensibilità.
Raffaele De Grada, invece, nota che "In questo nuovo avvio naturalistico la fitta produzione pittorica della Consilvio si presenta come una ripetizione di temi ispirati agli intrichi delle foglie e dei rami oppure come assembramenti di fili d’erba o addirittura come sbocci d’albe e tuffi di tramonti, quando la luce vince ogni altra cosa in natura." Questa descrizione evoca un'attenzione meticolosa ai dettagli naturali, una celebrazione della luce e dei suoi effetti trasformativi.
Giuliana Consilvio, citata in questo contesto, viene descritta da Lino Lazzari come un'artista che "ha fatto il suo impasto e le sue scelte," sottolineando la sua autonomia creativa. La sua espressione, nota Lazzari, possiede una "precipua presenza" e il suo realismo, o espressionismo, trascende le definizioni temporali, essendo "un pane di ieri, di oggi, di sempre."
Osvaldo Prandoni evidenzia la vocazione e il temperamento artistico di un'artista che si dedica alla manualità operativa, "soprattutto alla pratica incisoria, campo dove è maestra - con gioia di sapere ricavare immagini vitali; e si abbandona agli impulsi provocati dal saper guardare." Questo sottolinea la perizia tecnica e la capacità di cogliere l'essenza del reale attraverso lo sguardo.
Alberico Sala parla di una "lezione espressionistica … riscattata con un magistero tecnico, un vigore segnico che non mortificano le qualità cromatiche. Dalle radici realistiche, la passione civile, il risentimento morale traggono inquiete visioni. Anche lo spazio lacerato viene ricomposto per una esaltazione dei particolari, una difesa delle reliquie della vita." Questa analisi suggerisce un'arte che coniuga forma e contenuto, tecnica e messaggio, affrontando temi sociali con intensità espressiva.
Giorgio Seveso descrive una pittura che raggiunge "una sua estrema libertà di materie e di rilievi. Una libertà ritagliata su misure contemplative ma non di rado anche concitate, ansiose, sensibili, inquietate da un lirismo acceso e talvolta, se è possibile, perfino violento, sempre in ogni caso suggestivamente emozionato ed emozionante." Questa citazione dipinge un quadro di un'arte vibrante, capace di esplorare le sfumature più profonde dell'animo umano.
Franco Solmi, parlando di lavori più recenti, nota il ritorno dell'immagine del paesaggio, composto "in strutture quasi metafisiche che ricordano certe sublimazioni novecentistiche e dimostrano che l’artista ha cercato di serrare di nuovo la composizione, per dare ordine e strutture a quelle che erano le testimonianze del disordine urbano." Questo indica una ricerca di ordine e armonia in un mondo spesso caotico.
Alberto Veca, infine, distingue due "impronte": "l’una in cavo e l’altra in rilievo, l’una relativa alla riproduzione dell’esistente come registrazione fedele di un “panorama”, l’altra invece registrazione di una traccia, un segno involontario lasciato sul terreno." Questa metafora suggerisce una dualità nella percezione e rappresentazione della realtà: da un lato la fedeltà alla realtà visibile, dall'altro l'attenzione ai segni più sottili e inconsci.

L'Impegno nella Lotta alla Criminalità Organizzata: Un Quadro Generale
Le informazioni fornite relative alle numerose operazioni delle forze dell'ordine italiane contro la criminalità organizzata, in particolare la 'ndrangheta, offrono un quadro inquietante e complesso del fenomeno. Sebbene non vi sia un collegamento diretto con la biografia di Raffaele Paolo Derba, queste informazioni contestualizzano il periodo storico e il territorio in cui molti intellettuali e artisti del Sud hanno operato, spesso confrontandosi con realtà difficili e con la necessità di un impegno civile.
Le operazioni elencate, dal "Summit di Montalto" del 1970 all'operazione "Crimine 3" del 2011, documentano una capillare infiltrazione della 'ndrangheta in vari settori economici, dal traffico di droga e armi al riciclaggio di denaro, fino all'infiltrazione negli appalti pubblici e nelle istituzioni. Si evidenzia la capacità delle cosche di adattarsi, di espandersi a livello internazionale e di stringere alleanze con altre organizzazioni criminali.

Il periodo analizzato, che va dagli anni '70 agli anni 2010, è stato caratterizzato da una costante attività investigativa e giudiziaria volta a contrastare queste organizzazioni. Le operazioni "Galloway-Tiburon", "Tallone d'Achille", "Decollo", "Nasca e Timpano", "Appia-Mythos", "Dinasty 2", "Odissea", "Rotarico", "Omnia", "Bless", "Noas", "Heracles", "Gioco duro", "Eracles II", "Zeleuco", "Alba e tramonto", "Cerberus", "Solare", "Nuntius", "Vento del Nord", "Chiosco Grigio", "Isola", "Shark", "Parco Sud", "Nuovo Potere", "Grande Maestro", "Leone", "All Inside", "Cosa mia", "Tamanaco", "Crimine", "Santa Tecla", "Crimine 2", "Imelda", "Redux-Caposaldo", "Minotauro", "Crimine 3", "Bellu lavuru 2", "Tela di ragno", "Magna Charta", "Ulisse", "Saggezza" rappresentano solo una parte degli sforzi compiuti per smantellare le reti criminali.
Queste operazioni hanno portato all'arresto di centinaia di persone, inclusi capi e affiliati di numerose 'ndrine come gli Arena, i Bellocco, i Gallico, i Mancuso, i Morabito, i Bruzzaniti, i Palamara, i Forastefano, i Condello, i Vrenna, i Bonaventura, i Corigliano, i Nirta-Strangio, i La Rosa, i Soriano, i Barbaro, i Papalia, i Miceli, gli Schirripa, i Coluccio, gli Aquino, i Macrì, i Torcasio, i Pesce, i De Stefano, i Libri, gli Alvaro, i Rugolino, i Buda-Imerti, gli Italiano, gli Zito-Bertuca, i Creazzo, i Cordì, i Grande Aracri, gli Iamonte, i Cordì, i Zavettieri, i Pangallo-Maesano-Favasuli, i Gallace-Novella, i Vadalà, i Talia, i Lampada, i Piromalli, i Vottari, i Pelle, i Verrigni, i Bubbo, i Nicoscia.
L'elenco delle audizioni ministeriali e delle attività conoscitive parlamentari evidenzia inoltre il continuo dibattito politico e legislativo sull'attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), sulle riforme istituzionali, sulla sicurezza e sull'economia. Questi ambiti sono intrinsecamente legati alla lotta contro la criminalità organizzata, che cerca costantemente di infiltrarsi e trarre profitto dalle risorse pubbliche e dalle opportunità economiche.
La presenza di queste informazioni, pur non essendo direttamente collegate a Raffaele Paolo Derba, fornisce un contesto storico e sociale che può aver influenzato la sua opera e il suo pensiero, soprattutto se la sua produzione artistica ha toccato temi legati alla realtà del Sud Italia. La lotta per la dignità, la giustizia sociale e la legalità, temi cari a molti intellettuali meridionali, si intreccia inevitabilmente con il contrasto alle organizzazioni criminali che ostacolano lo sviluppo e il benessere della regione.
