Motori retro per ciclomotori modern classic: tra stile retrò e contenuti tecnici attuali
Fascino vagamente retrò ma contenuti tecnici moderni: è questa la ricetta di successo delle modern classic. Fra le cinque è l’unica ad avere un motore a quattro cilindri in linea, una potenza superiore agli 80 CV e una triangolazione più vicina a una nuda sportiva. Tuttavia, pur fuori dal coro, la CB650R interpreta il concetto di modern classic in modo originale e, diremmo, ben riuscito.
Chiave del design è il faro anteriore di forma tonda, che richiama lo stile Neo Sport Café visto per la prima volta con la CB1000R, con linee muscolose e sovrastrutture ridotte all’osso, con l’obiettivo di esaltare il motore. Il quattro-in-linea di 649 cc offre 95 CV di potenza massima a 12.000 giri/min. ed è abbinato all’innovativo cambio con frizione elettronica E-Clutch. Lato ciclistica troviamo un telaio in acciaio con struttura a diamante, forcella Showa SFF-BP a steli rovesciati di 41 mm e monoammortizzatore regolabile nel precarico su 10 posizioni. L’impianto frenante sfoggia all’avantreno due dischi flottanti di 310 mm di diametro con pinze radiali Nissin a quattro pistoncini, al retrotreno un disco di 240 mm.
Il motore offre un’erogazione fluida e lineare lungo tutto l’arco del contagiri, riprendendo senza sussulti anche a regimi molto bassi, con una spinta consistente ai medi regimi. Nel misto stretto eccelle per precisione e reattività, svelta nei cambi di direzione mostra una buona precisione dell’avantreno, al netto di una forcella non particolarmente sostenuta per la guida sportiva.
La Z650RS è la più classica fra le cinque protagoniste per quanto riguarda le linee, ma ad esse unisce la moderna piattaforma tecnica della cugina nuda Z650: motore bicilindrico parallelo di 649 cc e telaio a traliccio in acciaio. La potenza dichiarata è di 68 CV a 8.000 giri/min, con un picco di coppia di 64 Nm a 7.700 giri/min. La posizione di guida è naturale e permette a chiunque di prendere confidenza in fretta con la moto, grazie anche al suo peso di soli 175 kg in ordine di marcia.
Il bicilindrico è poi estremamente fluido, la risposta del gas è dolce e sfodera una bella dose di coppia proprio dove serve: tra i 4.500 e gli 8.000 giri, con una “schiena” perfetta per strade medio-veloci, dove emerge anche l’ottima ciclistica della Z650RS, sincera ed efficace, che non ama però comandi troppo bruschi, dato l’assetto più votato a filtrare le sconnessioni della strada che alla guida sportiva. La Seiemmezzo riprende le linee della Morini 3 e 1/2 degli anni '70, reinterpretandone però lo stile in chiave moderna. Faro tondo con luci full-LED, serbatoio tondeggiante, sella piatta con logo in rilievo, fianchetti con impresso il logo.
Sotto al vestito ritroviamo il propulsore bicilindrico parallelo frontemarcia di 649 cc equipaggiato sulla crossover X-Cape, accreditato di 60 CV di potenza massima a 8.250 giri/min. Abinate al telaio a traliccio in acciaio troviamo forcella con steli rovesciati di 41 mm e monoammortizzatore, entrambi firmati Kayaba e regolabili nell’idraulica e nel precarico. La frenata all’avantreno vede un doppio disco da 298 mm e pinze Brembo, che offrono però poco mordente per la guida sportiva.
Piace l’erogazione del motore, con una risposta molto pronta ai bassi e una buona progressione ai medi. L’allungo invece non è il suo forte. La Seiemmezzo è divertente da guidare fra le curve, offre un setting piuttosto sostenuto e il cerchio da 18” offre una buona stabilità in percorrenza, pur perdendo qualcosa in termini di reattività nei cambi di direzione e in ingresso curva. Rapido e abbastanza preciso negli innesti il cambio, comandato da una frizione morbida da azionare e con uno stacco progressivo.
Prezzo: 6.090 euro f.c. Triumph Trident 660
La Trident 660, grazie al suo tre cilindri in linea, si pone a metà strada fra la quadricilindrica Honda e le bicilindriche Kawasaki, Morini e Yamaha. Propulsore che deriva, seppur con numerose e opportune modifiche, da quello della cugina nuda Street Triple S e che si apprezza per la sua elasticità ai bassi, per l’ottima progressione ai medi e per il buon carattere agli alti. La cilindrata è di 660 cc e raggiunge la potenza massima di 81 CV a 10.250 giri/min., con un picco di coppia di 64 Nm a 6.250 giri/min. Due le mappe motore. Il telaio è un’unità perimetrale in acciaio, e vede abbinate una forcella Showa Big Piston a steli rovesciati di 41 mm; al retrotreno, il forcellone in acciaio attiva un monoammortizzatore regolabile nel precarico.
La posizione di guida della Trident 660 è vagamente d’attacco: il busto è caricato sul manubrio largo e le pedane sono leggermente arretrate. Una triangolazione che però non penalizza eccessivamente il comfort, mentre l’abitabilità è buona anche per chi si aggira attorno ai 180 cm di statura. Il cambio è preciso e rapido negli innesti, e il comando della frizione non affatica nemmeno nell’utilizzo intensivo in città. Fra le curve diverte anche quando si alza il ritmo: è facile da guidare, ben bilanciata e prevedibile in ogni situazione.
Le sospensioni offrono però un setting abbastanza sostenuto, più orientato alla guida sportiva che all’utilizzo quotidiano in città. A soffrire di più è il mono posteriore, che fatica a filtrare le sollecitazioni quando si transita su buche o pavé. Yamaha è stata tra le prime case a vedere nella personalizzazione delle moto di serie una reale tendenza del mercato. Tra i modelli più apprezzati c’è la XSR700, caratterizzata da uno stile retrò ma, così come le concorrenti sopracitate, dotata di una meccanica moderna. Cuore pulsante è l’apprezzato bicilindrico frontemarcia di 689 cc, la stessa unità equipaggiata sulla naked MT-07, sulla crossover Tracer 7 e sulla adventure Ténéré 700. Un propulsore accreditato di 73,4 CV a 8.750 giri/min., fluido e vigoroso ai bassi e medi regimi. Agli alti perde un po’ di verve, ma è inutile tirarlo fino al collo: meglio sfruttarlo ai medi, dove mostra una bella schiena.
A livello ciclistico troviamo un telaio a diamante in acciaio, al quale sono abbinate una forcella a steli tradizionali e un monoammortizzatore regolabile nel precarico. All’avantreno troviamo una coppia di dischi di 298 mm di diametro, sui quali lavorano pinze assiali a due pistoncini. 188 i kg in ordine di marcia. In sella si sta comodi grazie al manubrio largo e rialzato (solo chi supera il metro e 85 ha le gambe un po’ troppo piegate), mentre la corretta distribuzione dei pesi rende l’avantreno leggero e reattivo. Nessun grosso problema per chi è corto di gamba: la sella si trova a 83,5 cm da terra, non bassissima, ma la snellezza aiuta a poggiare entrambi i piedi. Si apprezza l’assetto morbido delle sospensioni, in grado di filtrare bene le sollecitazioni trasmesse dai fondi irregolari, senza però essere cedevole.
Junio 28, 2023in EXTRA Nessun commento 6626I motorini vintage sono una passione che non conosce tempo. Chi non ha mai sognato di sfrecciare per le strade a bordo di un mitico Sì, Ciao o Bravo della Piaggio? Questi ciclomotori hanno fatto la storia degli anni 70 e 90, diventando il simbolo di una generazione di giovani in cerca di libertà e avventura.
Oggi sono tornati in auge, grazie al loro fascino retrò, alla loro praticità e al loro risparmio. In questo articolo ti racconteremo la storia e le caratteristiche di questi motorini vintage che hanno conquistato il cuore di milioni di appassionati. Motorini vintage: il simbolo di un’epoca I “cinquantini” degli anni 70 e 90 sono tornati di moda per tanti motivi. Sono economici, facili da guidare, maneggevoli nel traffico e nel parcheggio. Hanno anche un fascino retrò che li rende unici e di interesse per i collezionisti. I motorini vintage sono una scelta di stile e di intelligenza, che non passa inosservata. Sono le bussole per chi ama viaggiare con semplicità e originalità.
Ciao, Sì e Bravo: i tre fratelli della Piaggio Ogni anno milioni di appassionati si ritrovano per celebrare i motorini a pedali degli anni 70 e 90. I più famosi sono i cinquantini della Piaggio: il “Sì”, il “Ciao” e il “Bravo”. Questi ciclomotori hanno delle caratteristiche comuni: La pedalata per avviare il motore La struttura simile ad una bici Le ganasce per frenare I cerchi con i raggi Il motore a miscela - super + olio al 2% La velocità di 40-45 km/h Questi motorini sono dei capolavori di design e di tecnologia, bisogna sapere che hanno resistito al tempo e alle mode. Sono i tre fratelli della Piaggio, che hanno fatto sognare generazioni di italiani.
Ciao, Sì e Bravo Piaggio: un po’ di storia La famiglia Piaggio ha dato vita a tre motorini che hanno segnato un’epoca: il Ciao, il Sì e il Bravo. Il Ciao è il più antico, nato negli anni 60 e diventato il simbolo dei giovani per 20 anni. Con un pieno di miscela permetteva di fare circa 140 km. Nel tempo ha avuto tante versioni e varianti, fino a scomparire nel 2000. Il Sì è il secondogenito, lanciato nel 1978 con un design più moderno e all’avanguardia rispetto al Ciao. Ha avuto un grande successo, soprattutto tra le ragazze e gli appassionati che lo modificavano in mille modi. Anche lui è stato tolto dal mercato nel 2001 con l’avvento degli scooter. Come in tutte le famiglie che si rispettino, c’è sempre un fratello diverso dagli altri e questo è Il Bravo. Prodotto dagli anni 70 ai primi anni del 2000 ha caratteristiche e design più ingombranti ma anche più confortevoli. La sua seduta infatti è più spacious e consentiva di portare un altro passeggero con comodità.
Dove posso comprare un cinquantino vintage? Se sei alla ricerca di un cinquantino vintage, potresti avere qualche difficoltà a reperirlo. Gli appassionati più gelosi custodiscono i vecchi cinquantini in garage, li hanno rimessi a lucido per rievocare i vecchi ricordi di gioventù e il valore affettivo è troppo grande per metterli in vendita. Si possono trovare delle buone offerte per questi ciclomotori retrò, soprattutto nelle fiere e mostre sui motori vintage. Oppure se sei fortunato, puoi trovare nei siti online qualcuno che ha deciso di mettere in vendita il suo bolide che toccava i 90!
Altri ciclomotori vintage da ricordare I motorini vintage non sono solo quelli della Piaggio. Ci sono anche altri modelli di altre marche che hanno fatto la storia dei ciclomotori tra il 1970 e il 2000. Alcuni esempi sono lo storico Atala Califfone, il Malaguti Fifty Top, l’Aprilia SR e il mitico Yamaha MBK Booster. Questi sono solo alcuni dei ciclomotori che hanno caratterizzato un’epoca di giovani che ora è tornata prepotentemente in voga. Questi ciclomotori hanno delle caratteristiche diverse tra loro, ma tutti hanno in comune il fascino del vintage e la passione per la velocità.
ConclusionsIn questo articolo ti abbiamo raccontato la storia e le caratteristiche dei motorini vintage, in particolare dei cinquantini della Piaggio: il Ciao, il Sì e il Bravo ma anche altri modelli che hanno fatto sognare generazioni di italiani. Questi motorini sono tornati di moda per il loro fascino retrò, la loro praticità e il risparmio che comportano. Ti abbiamo anche dato qualche consiglio su dove poterli trovare e cosa controllare prima di acquistarli.

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| Modello | Cilindrata | Potenza | Telaio | Freni |
|---|---|---|---|---|
| CB650R | 649 cc | 95 CV | Acciaio a diamante | 2x 310 mm + 1x 240 mm |
| Z650RS | 649 cc | 68 CV | Traliccio in acciaio | 2x 298 mm |
| Trident 660 | 660 cc | 81 CV | Perimetrale | 2x 298 mm |
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