Marc Marquez a Austin: tra problemi tecnici, strategie e la ricerca del limite
Il ritorno di Marc Marquez in pista a Austin questo fine settimana per la MotoGP è una notizia che non solo rassicura sulle sue condizioni di salute, ma rappresenta un toccasana per la categoria. Nel primo anno da "orfana" di Valentino Rossi, la MotoGP non può permettersi di privarsi di un campione di tale talento e carisma come l'otto volte iridato. La sua presenza sul circuito texano, teatro di innumerevoli trionfi per lo spagnolo, è carica di significato, segnando un potenziale punto di svolta nel suo percorso di rientro dopo l'ennesimo infortunio.

L'incognita della caduta in Indonesia e l'approccio guardingo a Austin
Né Honda HRC né Marquez hanno fornito spiegazioni dettagliate riguardo alle cause della terribile caduta in Indonesia. Le ipotesi spaziano dall'eccessiva velocità in ingresso curva, a problemi di elettronica o gomme, fino alle condizioni critiche dell'asfalto, definito "balordo" da molti piloti. Se la causa rimane incerta, sia per il team che per il pilota, l'approccio al round texano non può che essere improntato alla massima cautela: l'imperativo categorico è vietato cadere. Sul piano tecnico, il tracciato di Austin è storicamente favorevole alle caratteristiche di Marquez. Inoltre, il fatto che si giri prevalentemente "a sinistra" rende la pista meno ostica per l'handicap che Marc si trascina ancora dopo i precedenti infortuni alla spalla destra.
La strategia di Marquez: un fuoriclasse tra istinto e calcolo
Nonostante l'aggressività proverbiale e le numerose cadute subite, Marc Marquez è lungi dall'essere un pilota "fuoriditesta". I suoi straordinari risultati sono il frutto di un immenso talento unito a una capacità tattica, tecnica e agonistica che contraddistingue solo i veri fuoriclasse. A 29 anni, fisicamente e psicologicamente integro, Marquez mantiene intatta la sua passione per le corse e la sua inestinguibile voglia di vincere. Tuttavia, questa volta, tornando in pista in tempi così rapidi, è cruciale che non ripeta l'errore commesso in precedenza: un recupero azzardato nella tattica di prove e gara, che sfida non solo se stesso ma anche la buona sorte.
La natura umana è difficile da cambiare, ancor meno quella di un campione dello sport come Marquez, un vero fuoriclasse del motociclismo. Forse il pilota di Cervera dovrebbe riconsiderare la sua filosofia del "Per capire il limite devi cadere". Facile a dirsi, ma estremamente difficile da applicare in una MotoGP dove i primi dieci piloti sono separati da una manciata di decimi, rendendo il rischio una componente quasi imprescindibile per fare la differenza.
La lezione della MotoGP: imparare dal passato per costruire il futuro
Anche in passato, grandi campioni hanno dimostrato di essere imbattibili quando capaci di non strafare, di non esagerare, di non provocare la dea bendata. Questi stessi campioni diventavano vulnerabili quando si lasciavano dominare dall'ego, quando non si ponevano limiti. Nessuno può chiedere a Marc Marquez di cambiare la sua indole, ma anche un fuoriclasse come lui deve comprendere che il "Re della foresta", per rimanere tale, deve saper misurare le proprie forze. Non ci sono vendette da consumare, né miracoli da compiere a comando.
Il rientro di Marc Marquez dopo aver saltato due gare a causa di un ennesimo episodio di diplopia (vista sdoppiata) ha lasciato un segno indelebile. "Quello di Austin è stato un weekend davvero buono. L'obiettivo era quello di riconsolidare la fiducia ed è quello che è successo. Noi ci siamo approcciati al fine settimana nel modo giusto e questa è la cosa più importante di tutte." Sebbene ci fosse la speranza di ottenere qualcosa in più, un piccolo problema tecnico alla partenza ha inevitabilmente compromesso il risultato. Come prevedibile, Marquez ha mantenuto il riserbo sui dettagli tecnici: "Non posso dire esattamente cosa è successo sulla moto. Non so se la Honda lo dirà, ma io per il momento non dirò niente."

Portimao e la sfida della nuova moto sui circuiti europei
Portimao è la pista che lo aveva visto tornare in MotoGP l'anno precedente, dopo aver saltato l'intera stagione 2020 a causa della frattura dell'omero destro. Nella seconda gara, quella di novembre, aveva dovuto nuovamente dare forfait a causa della diplopia. "Mi piace molto il layout di questa pista, con tutti questi saliscendi ed alcune curve cieche ed un po' strane. L'anno scorso ho avuto un po' di problemi a capirla, devi provare a seguire il 'flow', il flusso. Se lo trovi, penso che sia tutto un po' più semplice." Il weekend di Portimao sarà condizionato da un meteo potenzialmente instabile, ma per Marquez sarà fondamentale capire il comportamento della nuova moto su un circuito europeo: più piccolo, più stretto, dove è richiesta maggiore precisione. Questo non significa che, se si troverà in condizioni di competere, non ci proverà: "L'approccio sarà prudente anche qui come ad Austin, ma poi è vero che se vado in pista e mi trovo bene, il mio DNA mi dice di spingere e di attaccare, che è quello che ho fatto in gara."
Tuttavia, Marquez è realista riguardo ai suoi obiettivi attuali: "Ma per ora quest'anno il mio miglior risultato è stato un quinto posto, quindi non posso pensare di vincere una gara. Si tratta di fare dei piccoli step e poi arrivare alla vittoria. In MotoGP non puoi approcciarti ad un weekend con un obiettivo chiaro, l'importante è capire man mano dove sei e cosa devi fare."
Il debutto con Ducati a Austin: sogni di gloria infranti da un problema tecnico
Tra i piloti più attesi alla vigilia del GP delle Americhe della MotoGP, c'era senza dubbio Marc Marquez. Sulla pista di Austin, dove aveva trionfato ben sette volte nelle nove gare disputate, si presentava per la prima volta in sella alla Ducati del team Gresini, dopo aver corso per anni con la Honda. Fin dalle prime battute, lo spagnolo è stato protagonista, partecipando a un vibrante valzer di sorpassi con Jack Miller, Jorge Martin e Pedro Acosta, ritrovandosi addirittura in testa da solo a metà gara.
Ma è stato proprio sul più bello che il sogno di Marquez di tornare a vincere nel suo "terreno di caccia" preferito si è infranto bruscamente. Mentre era al comando, tallonato da Pedro Acosta, è caduto prima ancora di affrontare la Curva 11, finendo nella ghiaia. Una caduta definita "strana", che sarebbe da attribuire a un problema tecnico ai freni della sua Desmosedici. "Alla fine quando un pilota cade l'errore è del pilota, anche se in questo caso c'è un perché: per tutta la gara ho fatto tantissima fatica con il freno davanti. La leva toccava il dito e non potevo staccare bene. Per questo volevo mettermi primo: ho pensato che il cambio di temperatura mi avrebbe potuto aiutare un po'. Quando sono arrivato a quella staccata la prima volta che ho preso il freno in mano non ha fatto niente, ho dovuto premerlo due volte ma a quel punto la velocità era troppo alta anche se poi ha frenato. Se guardi la caduta infatti è avvenuta prima della curva perché non pensavo che la pressione sulla leva sarebbe andata così forte sulla pinza," ha spiegato Marquez con grande lucidità ai microfoni di Sky.
Marquez caduta Austin - Commento Bonolis
L'allarme sulla moto e la resilienza dopo un problema tecnico alla partenza
"Da quando sono arrivato sulla griglia, ho visto alcuni allarmi sulla moto e ho provato a partire, per non perdere troppo tempo, ma la moto era impazzita. Persino io ho controllato se avessi attivato il pit limiter." Questo allarme è rimasto attivo per tutta la gara, ma, fortunatamente, alla prima curva, dopo aver disattivato l'holeshot, la moto ha iniziato a funzionare più o meno normalmente, sebbene con qualche anomalia residua. Lo spagnolo ha aggiunto che il suo Gran Premio si è trasformato in una "gara sprint" da quel momento in poi, ma il suo fisico gli ha impedito di fare meglio del sesto posto. "Ho dato tutto, e quando mancavano cinque o sei giri rimasti il mio fisico ha detto: 'Ok, questo è tutto'. Poi ho solo cercato di finire la gara e anche allora sono riuscito a tenere un buon ritmo."
"Il risultato non è quello che ci aspettavamo, ma se guardiamo come siamo partiti, come è andata la prima curva e come abbiamo finito, possiamo dire che siamo usciti da questo weekend con molta fiducia". L'obiettivo primario era quello di ricostruire la fiducia e evitare incidenti, considerando la recente caduta e la paura per la propria salute. "Essere qui già questo fine settimana è stato un passo avanti, e finire la gara in sesta posizione lo è altrettanto". Marquez ha sottolineato come, nonostante le difficoltà iniziali, il team abbia mostrato grande fiducia in lui, aspetto fondamentale per il suo percorso.
La riscossa di Marquez: Jerez come nuova opportunità
L'operazione riscatto per Marc Marquez è ufficialmente iniziata. Per un pilota come il numero 93, la vittoria è la linfa vitale, e vederla sfumare su una pista amica come Austin è difficile da digerire. "È stata una domenica frustrante quella di Austin - ma dal lunedì successivo ho iniziato a pensare a Jerez." Marquez riconosce un suo errore iniziale, ma evidenzia come i piccoli problemi riscontrati durante il weekend si siano ripresentati in gara. "Se avessi fatto le FP3 forse non sarei caduto in gara, probabilmente il problema scatenante si sarebbe presentato e lo avremmo potuto limitare o risolvere." I test con Bradl sembrano aver risolto il problema tecnico.

"L'anno scorso siamo arrivati qui con gli stessi punti - osserva - e cercheremo di replicare quanto fatto dall’anno scorso. Jerez è un tracciato che si adatta al mio stile di guida ma dobbiamo conoscere e capire come sarà il nuovo asfalto, specie nell’orario di gara, cercando di essere competitivi sin dall’inizio. L’asfalto nuovo credo che livellerà le prestazioni: tutti saranno veloci e solo giro dopo giro si creeranno delle differenze". Marquez è consapevole della competitività del lotto di piloti, citando Rins, Valentino (inteso come pilota, non più in attività ma il cui spirito rimane), Dovizioso e Lorenzo, pur riconoscendo le differenze di moto.
Il confronto con il passato: l'evoluzione di un campione
La domanda che aleggiava prima del GP delle Americhe era se Marc Marquez avrebbe soddisfatto le aspettative, sue e altrui. La risposta sembra essere affermativa: la voglia di vincere e la capacità di farlo ci sono ancora, così come quella "incoscienza" che ha caratterizzato gran parte della sua carriera. Tornando al 2019, al GP delle Americhe, Marquez dominava con sei vittorie consecutive. Una caduta a 12 giri dalla fine, mentre era in fuga, segnò un momento iconico, con Valentino Rossi che commentò: "In quei casi ci metti poco a passarre da eroe a coglione".
Cinque anni dopo, Marquez torna al COTA con intenzioni simili ma con una consapevolezza diversa: "Bisogna prima salire sul podio", dichiara, ammettendo che "firmerei per un terzo posto". Il podio in sprint è arrivato, segnale di un umore positivo nonostante qualche incertezza sulla moto. La grande domanda del weekend sembra trovare risposta: sì, Marc Marquez con la Ducati può vincere ad Austin e puntare al mondiale.
Poi, in gara, si è assistito a uno spettacolo di sorpassi, contatti e una moto visibilmente nervosa. Marquez ha dimostrato un capolavoro di tecnica feroce per portarsi in testa a metà gara, ma la caduta, come spiegato, è stata causata da un problema tecnico ai freni. "Alla fine quando un pilota cade l’errore finale è del pilota, anche se c’è un perché: per tutta la gara ho fatto tanta, tanta fatica con il freno davanti. La leva mi veniva a toccare il dito e non potevo staccare bene…" Il punto cruciale, oltre alla paura di rimanere senza freni, è che Marquez ha corso "all-in", come sempre, con un approccio spregiudicato. L'ultima volta che si era visto così era stato al Sachsenring l'anno precedente, ma con un investimento fisico e mentale che aveva superato la resa.
La transizione a Gresini: adattamento e fiducia reciproca
Il cambio di squadra dopo 11 anni con Honda rappresenta un fattore oggettivo nella sua attuale fase di carriera. Le parole rivolte a Livio Suppo, ospite in studio su Sky, evidenziano un buon lavoro con Gresini Racing e un'intesa crescente con il capotecnico. Tuttavia, manca ancora qualcosa: "Ci stiamo conoscendo, ogni pilota ha il suo punto forte e il suo punto debole e con i tecnici è lo stesso. Ci stiamo conoscendo e logicamente lui deve capire quello che mi manca, hanno i dati ma la parola del pilota è la cosa più importante."
Tra due settimane, in Spagna, Marquez avrà un'altra importante opportunità a Jerez. Dopo la gara di Austin, Marc Marquez non si sofferma sul problema tecnico alla partenza e guarda a Portimao con l'obiettivo di puntare al podio.
Portimao, un nuovo inizio dopo le difficoltà di Austin
Marc Marquez arriva al GP di Portimao dopo la rimonta forzata di Austin, dove un problema tecnico lo ha catapultato in ultima posizione dopo la prima curva. Gli ingegneri Honda hanno identificato il problema, assicurando che non si ripeterà in futuro, ma mantengono il riserbo sui dettagli. "Non posso dire cosa sia successo, è qualcosa che in dieci anni in squadra non ci era mai successo."
Nel box Repsol Honda regna la massima cooperazione e lo spirito di squadra. In Indonesia, nonostante qualche errore di troppo e quattro cadute, nessuno ha rimproverato nulla a Marquez. Il weekend di Portimao rappresenta un nuovo inizio, partendo dalla base studiata in Texas che gli ha permesso di risalire dal 24° al 6° posto. "L’importante è capire la nuova moto su un circuito europeo più piccolo dove bisogna essere più precisi."

La condizione fisica e l'istinto del campione: verso la conquista del titolo
Marquez deve ancora fare i conti con una condizione fisica non ottimale dopo i tre interventi all'omero destro, senza dimenticare il rischio di diplopia in caso di cadute violente. Tuttavia, l'istinto del campione lo porterà ad attaccare se le condizioni lo permetteranno: "Quest'anno la mia miglior posizione è la quinta e non posso passare dalla top-5 alla vittoria di una gara improvvisamente. Ci sono dei passaggi intermedi."
Non cerca alibi, l'obiettivo resta la conquista del titolo MotoGP. "Arrivo a Portimao con lo stesso approccio (di Austin). Ma se scendo in pista e nel primo giro mi sento bene, il mio DNA mi dice di spingere e attaccare. Così ho fatto in Texas ed è quello che farò qui se mi sentirò bene." Le previsioni di pioggia potrebbero giocare a suo favore, permettendogli di risparmiare il fisico. Con 40 punti di distacco dalla leadership di Enea Bastianini, c'è ancora tempo per colmare il gap. La RC213V ha già ricevuto modifiche basate sui feedback di Marquez, e ulteriori aggiornamenti sono attesi dalla casa giapponese. "La cosa migliore è avvicinarsi a questo GP senza aspettative. Basta cercare di capire, sentire la moto e dopo il warm-up capiremo dove siamo."
La delusione di Austin e la fiducia nel percorso di crescita
La gara di Austin si è chiusa con una grande delusione per Marc Marquez, atteso da tutti su un tracciato storicamente favorevole. Ai microfoni di Sky Sport MotoGP, tuttavia, Marquez è apparso fiducioso riguardo al suo percorso di crescita all'interno della nuova squadra, nonostante due "zeri" nelle ultime due gare domenicali. "L’importante è che siamo sulla strada giusta e che sia caduto quando ero primo - ha spiegato Marquez ai giornalisti - quando entri in un nuovo progetto ci sono piccole cose da capire, ma per ora sono tranquillo perché tutto quello che mi è successo ha un perché. Dobbiamo continuare a lavorare. Oggi il livello era buono e mi sentivo a posto."
Il campione di Cervera è poi entrato nel dettaglio dell'accaduto, spiegando il problema al freno che lo ha afflitto per tutta la gara: "Quando un pilota cade l’errore finale è del pilota - ha ammesso - ma c’è stato un perché. Durante la gara facevo tanta fatica con il freno anteriore: la leva toccava il dito e non potevo staccare bene. Anche per questo volevo andare in prima posizione, per capire se cambiando la temperatura fosse cambiata la situazione. Ma in quella staccata la velocità era troppo alta e quando ho frenato non c’era niente. Ho dovuto farla [la frenata] in due volte e la seconda volta la velocità era troppo alta." Marquez ha anche parlato della sua prima stagione in top-class senza il suo storico capo-tecnico Santi Hernandez, rimasto in Honda: "Io e il mio nuovo capo tecnico ci stiamo conoscendo. Ogni pilota ha il suo punto forte e il suo punto debole, così come ogni tecnico, ma ci stiamo conoscendo. Tu provi a dire quello che ti manca, ma capirlo e risolverlo è un’altra cosa - ha concluso Marquez - loro hanno i dati, ma la parola del pilota è la più importante. Stiamo lavorando e abbiamo fatto un passo, ora bisogna vedere se andrà bene anche a Jerez."
