Derbi intramontabile tra Siviglia e Inter: Suso nel ruolo di protagonista tra passato e presente
I nerazzurri sono la vittima preferita dello spagnolo ex Milan e la seconda squadra più affrontata, battuta solo due volte. Stasera la vendetta? A volte ritornano. L’Inter, che torna in finale di una coppa europea dopo dieci anni. Il Siviglia, che sogna di tornare al trionfo: sarebbe il sesto nel giro di 15 anni in una competizione che ormai è un trademark. E poi c’è Suso, che questa partita avrebbe potuto giocarla con l’Inter, oppure non giocarla proprio. E invece torna a sentire aria di derby con la maglia andalusa, dopo il ritorno in Spagna a gennaio.
Tra Genoa e Milan, Suso finora ha affrontato i nerazzurri dieci volte. Questa sera diventerà la squadra che ha affrontato più volte in carriera, pari con la Lazio. Ha segnato tre goal, tutti con la maglia del Milan. Il suo avversario preferito quando si parla di reti in rossonero, insieme al Sassuolo. Due dei quali in un derby del 20 novembre 2016, un giorno dopo il suo compleanno. Quella che pochi mesi fa ha definito una delle sue migliori prestazioni: “La più grande emozione in rossonero è la doppietta nel derby con l'Inter, il mio primo da titolare. Era il mio compleanno. Allo stadio c'era la mia famiglia e i miei amici, fu una giornata bellissima. Una delle mie migliori partite”.
Doppietta vana: la partita sarebbe finita 2-2, con i goal nerazzurri di Candreva e soprattutto di Perisic al novantesimo. La beffa per Suso e per il Milan. Anche se, prima della partita, lo spagnolo era stato profetico: “Se faccio una doppietta nel derby torno a casa a piedi. E abito vicino a Milanello”. Alla fine i 50 km che separano San Siro dal centro tecnico del Milan li ha fatti in macchina.
Per vincere un derby ha dovuto aspettare il dicembre del 2017, quando nel quarto di finale di Coppa Italia avrebbe regalato a Cutrone la palla dell’1-0 nel supplementare. Vittoria, l’unica contro l’Inter con addosso la maglia del Milan. L’unica del Milan nelle ultime nove stracittadine. Ne è arrivata soltanto un’altra, quando giocava in prestito al Genoa. Bilancio: due vittorie, quattro pareggi, quattro sconfitte. Di goal all’Inter ne ha segnato un altro, nell’ottobre del 2017. Un’altra serata amara, visto che alla fine sono stati ancora i vicini di casa a festeggiare grazie alla tripletta di Icardi. Suso si augura che questa sera la storia cambi. Magari anche senza goal all’attivo. La cosa importante: portare a casa la coppa. Per la precisione, a Siviglia. Perché sì, lo spagnolo avrebbe potuto giocare la finale di Europa League con la maglia nerazzurra. Una trattativa del 2018, mai concretizzata, lo poteva portare dall’altra parte di Milano: “Parlai con Spalletti, mi diceva che nel suo sistema di gioco sarei stato benissimo. Non sarebbe stato facile passare dal Milan ai nerazzurri, ma siamo stati molto vicini”.
Il destino lo ha invece portato a Siviglia, ad affrontare nuovamente i nerazzurri in Europa League a quasi un anno dall’ultima volta, dall’ultimo derby, con Giampaolo in panchina, perso 2-0. Non un ricordo dolce per Suso, che era finito nel mirino dei tifosi per un contropiede non concretizzato nei primo tempo. Questa sera cerca vendetta: “Posso dire di essere abituato a giocare contro l’Inter”. A gennaio ha dato l’addio al Milan tra i fischi di San Siro, senza i favori della tifoseria. Il calciatore spagnolo parla a due giorni dal derby: “Nessun fioretto, ma se arrivassi a 10 gol tornerei a casa a piedi. In queste partite non c'è nessun favorito. Al Milan sto bene, Montella fondamentale per me. Dybala? Meno due al derby! Milan e Inter pronte ad affrontarsi, a San Siro si gioca a ora di pranzo.”

Montella ha ritrovato Suso, ritornato con un gol e una fantastica prestazione contro il Palermo. Lo spagnolo si candida quindi ad essere uno dei grandi protagonisti del derby ma stavolta, a differenza dell’andata, nessun fioretto: “Non ci ho pensato e non direi più nulla - ha dichiarato in un’intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport - Se lo dico non succede, oppure rischio di doverlo fare davvero. Sto bene, rientrato dall’infortunio non ho sentito stanchezza, anzi ho buone sensazioni. Sono a 7 gol, arrivassi a quota 10 magari sì…tornerei a casa a piedi. Ma non ci penso, giuro: preferisco fare assist. Chi è favorito? Non penso ce ne siano in partite del genere. Loro cominceranno al massimo per far vedere di voler vincere, arriveranno depressi dalla sconfitta e dal ritiro anticipato. Noi però concentriamoci sul nostro lavoro: l’errore da non ripetere è di abbassarsi troppo come all’andata dopo il 2-1, semmai ci ritrovassimo in vantaggio. A loro toglierei Icardi, facile, perché fa gol.”
“Futuro? Insostituibile con Montella, Suso si è preso il Milan in questa stagione. “Sono cresciuto in concentrazione - prosegue lo spagnolo - Con Montella ci siamo trovati subito. Mi piacciono il fatto che usi sempre la palla e i suoi principi di gioco. E’ uno stile adatto a me, come per Deulofeu. Spero che Montella rimanga anche se non decido io: per me è stata la persona più importante. Mihajlovic? Con Sinisa non giocavo, all’inizio però ci parlammo e decidemmo che sarei rimasto al Milan. Mi fece giocare trequartista con l’Empoli alla seconda giornata, togliendomi dopo meno di un'ora. Poi il nulla, non mi fece nemmeno più scaldare. Non mi ha capito, non c’era comunicazione”.
E sul futuro: “Qui sono felice, non so più quante volte l’ho detto. Vediamo cosa succederà in estate con la società. Il closing? Non so se sia meglio o peggio, magari cambia poco. Quando ero al Liverpool ho vissuto una situazione simile: la vendita della società e l’arrivo di tanti nuovi. Io ero giovane ma avevo già giocato tante partite: mi misero lo stesso in un angolo, con un solo anno ancora di contratto. Volevo cambiare e arrivò il Milan. Stavolta però non credo comprino troppi giocatori, almeno non esterni mancini. Basta poco per puntare alla Champions, che vorrei tanto giocare. Basta cambiare poche cose, magari 4-5 giocatori per costruire una squadra più completa\".
Sulla Nazionale, aggiunge: “Se mi chiamano, corro. Magari sarei stato nel gruppo anche ultimamente se non mi fossi infortunato, ma nessuno può saperlo. Dybala? A proposito di mancini di talento, in questi giorni si parla tanto di Paulo Dybala (fresco di rinnovo con la Juventus). Nonostante i due gol al Barcellona, però, Suso lo ritiene ancora un gradino sotto i grandi d’Europa: “Non è da Pallone d’Oro, è troppo lontano da Messi, non c’è proprio paragone. E Dybala ha anche molti altri giocatori davanti: lui gioca nella Juve e fa la Champions ma prima di parlare di Pallone d’Oro...\"
È il gol di Christian Maggio nel derby di ritorno la rete più votata dai tifosi blucerchiati; in classifica anche quattro perle di Antonio Cassano. Christian Maggio, minuto 87 di Genoa-Sampdoria dello scorso 17 febbraio. La top ten. Maggio, Montella e Cassano sul podio blucerchiato di questa speciale classifica: piazza d'onore per l'Aeroplanino e la sua splendida voleé di destro decisiva alla prima di campionato in quel di Siena, Peter Pan al terzo posto grazie al suo cammeo su punizione nella trasferta vincente di Palermo. Il video. Già nella giornata di domani le dieci rete più entusiasmanti del campionato del Doria 2007/08 verranno montate in musica e rese visibili attraverso il canale video ufficiale della Samp all'indirizzo www.youtube.it/sampdoria. 10. Nella foto Pegaso, la rete più bella dell'anno: il destro vincente di Maggio nel derby. Il croato regala il pari ai nerazzurri al 92', dopo che Montella era stato avanti due volte grazie alla doppietta dello spagnolo. Il pareggio nel recupero, la rimessa laterale contestata, lo spagnolo che fa gridare a tutti "Jesus", tre grandi gol.
Lo spagnolo folgora San Siro nel derby della Madunina. Aggiungeteci l’incauta promessa (o il voto?) della vigilia ("Se segno due gol vado a casa a piedi") e avrete anche il pellegrinaggio. I due gol non bastano per i tre punti, ma garantiscono un po’ di immortalità nella storia della partita. Anche perché sono parecchio belli: il primo arriva in contropiede, come da spartito rossonero, dopo un doppio capovolgimento di fronte. Donnarumma, balbettante fin lì nei rinvii coi piedi, trova il corridoio giusto con le mani, Bonaventura gode di una certa libertà e se la prende tutta, portando palla fino alla trequarti. Poi scarica per Suso, che dalla sua mattonella inventa un gran sinistro a giro sul secondo palo. Il secondo personale è anche meglio, dopo uno scambio con Bacca e un dribbling nello stretto che fa fuori Miranda. In mezzo, c’era stato il pareggio di Candreva. Brutto? Non proprio, una bomba nel sette. Anche se, mentre gli interisti guardano i replay ammirati, i rossoneri si lamentano per una rimessa-assist che forse spettava a loro. Insomma, episodi da moviola, grandi gol, protagonisti, c’è tutto. A livello di tattica il Milan dell’Aeroplanino ormai si muove con un certo agio nei panni di un Leicester nostrano: squadra raccolta, baricentro basso, iniziativa all’avversario e poi ripartenze rapide. Nel ruolo di Mahrez, quella qualità che aiuta, ecco Jesus Suso. Probabilmente non vincerà la "Premier", questo Milan, però intanto, zitto zitto, sale. Mostra un Bonaventura tuttocampista, una difesa che tiene anche con i metodi spicci di Gustavo Gomez, una costante compattezza fra i reparti e un’idea molto interiorizzata di verticalità. Sull’altro fronte Pioli rischia una punizione oltremodo severa: lo svantaggio del primo tempo è una beffa, l’ex Lazio è tradito da due-tre chiare occasioni mancate da Perisic e nella ripresa la controfigura di Icardi completa l’opera fallendo il pareggio. Il tecnico azzecca le scelte: da quel Medel centrale che esce a ringhiare sui contropiede di Niang, all’assetto 4-2-3-1, che si compatta in fase difensiva e trova sfogo sulla sinistra con Perisic. Persino Kondogbia sembra più attivo del solito.
