I Derbi Fratelli Scaglione: Una Storia di Nobiltà, Giustizia e Legami Familiari
La storia della famiglia Scaglione, come emerge da una disamina approfondita dei documenti e delle memorie tramandate, è un affresco complesso e stratificato che intreccia origini nobiliari antiche, ruoli di rilievo nella giustizia e nella vita civile, e legami familiari che attraversano secoli e regioni d'Italia. Le tracce di questa casata si dipanano a partire dal Medioevo, attestando una presenza significativa nel tessuto sociale e politico di diverse aree geografiche.
Le Radici Nobiliari e la Diffusione Geografica
La nobiltà della famiglia Scaglione affonda le sue radici in epoche remote. Si attesta la presenza di nobili in Messina già nel XIII secolo, un'indicazione della loro antica appartenenza all'aristocrazia siciliana. Questa nobiltà originaria si espanse nel tempo, con rami che si trasferirono in diverse località. Un esempio notevole è il trasferimento a Tropea nel XVIII secolo, testimonianza di una mobilità sociale e geografica che caratterizzò molte famiglie nobili.
La famiglia, il cui cognome fu latinizzato in Zaczullis e poi Cianciulli nel 1200, dimostra una notevole capacità di radicarsi e prosperare in differenti contesti. Dalle sue origini, la casata si diramò in importanti centri come Lentini, Palermo, Messina, Aquila, Lecce e Cosenza, assumendo un ruolo di primo piano nelle rispettive comunità. La presenza di nobili in Messina nel XIV secolo e il riconoscimento di "Privilegio di Nobiltà" dalla consulta araldica del Regno confermano ulteriormente il prestigio e l'antichità del casato.
Oltre alla Sicilia, la famiglia Scaglione vantava una nobiltà riconosciuta anche in altre regioni. Si menziona la nobiltà in Capua, Napoli, Palermo e Messina, evidenziando una presenza consolidata nel Mezzogiorno d'Italia. La famiglia è nota a Napoli fin dal XII secolo, aggregandosi alla nobiltà di Nola a partire dal XVI secolo. Questa estesa rete di presenze geografiche suggerisce una rete di alleanze, possedimenti terrieri e influenze che si estendevano ben oltre i confini di una singola provincia.

Carriera Giudiziaria e Ruoli Istituzionali
Un aspetto cruciale nella storia della famiglia Scaglione è la sua marcata vocazione per la carriera giudiziaria e l'esercizio di importanti cariche pubbliche. Diversi membri della famiglia si distinsero per il loro impegno nel campo della giustizia e dell'amministrazione.
Il nome di Calogero, senatore della città nel 1812/3, indica un coinvolgimento diretto nella vita politica e amministrativa. D’Evandro, menzionato dal 1677, e Pietro, cappellano del Tesoro di S. di Molfetta, suggeriscono ruoli di rilievo in ambito ecclesiastico e giuridico. La menzione di un "di giustizia di Licata 1792/3" sottolinea ulteriormente questo orientamento verso le professioni legali e giudiziarie.
Il ruolo di "giustizia" e la presenza in magistratura sono testimoniati in modo esemplare dalla figura di Pietro Scaglione. Nato a Lercara Friddi (PA) nel 1906, Pietro Scaglione laureatosi giovanissimo nel 1927, intraprese un percorso che lo portò rapidamente in magistratura. Fin dal 1928, a soli 22 anni, come pubblico ministero, aveva già individuato la "rilevante pericolosità criminale della cosca mafiosa corleonese". La sua carriera fu caratterizzata da un impegno incrollabile nella lotta alla criminalità organizzata.
Scaglione si occupò di casi di grande risonanza, come gli assassinii di sindacalisti, tra cui Salvatore Carnevale, ucciso nel 1955. La sua requisitoria del 1956 mise in luce la figura coraggiosa del sindacalista, sottolineando come la sua attività fosse temuta da coloro che detenevano potere nel sistema latifondista e mafioso. Questo processo vide la partecipazione di figure di spicco come Sandro Pertini, futuro Presidente della Repubblica, come parte civile, e Giovanni Leone, futuro Capo dello Stato, a difesa degli imputati.
Nel 1957, Scaglione si trasferì a Roma per ricoprire l'incarico di Consigliere di Cassazione. Il 30 giugno 1963, fu tra i primi ad arrivare a Ciaculli, pochi minuti dopo la strage che costò la vita a sette esponenti delle Forze dell'Ordine. Le indagini coordinate da Scaglione, con la preziosa collaborazione di Cesare Terranova, rappresentarono un colpo durissimo per la mafia.

Pietro Scaglione era fermamente convinto che la mafia avesse radici politiche e che i suoi esponenti di maggior rilievo dovessero essere ricercati nelle pubbliche amministrazioni. La sua visione era che il potere mafioso non potesse che fondarsi su una relazione perversa con ambienti deviati dello Stato e della politica. Indagò anche sulla misteriosa scomparsa del giornalista Mauro De Mauro nel settembre 1970.
La dedizione di Scaglione andava oltre la sua professione. Profondamente legato ai valori di solidarietà e carità, credeva nel valore rieducativo della pena, impegnandosi attivamente come Presidente del Consiglio di Patronato per l'assistenza alle famiglie dei carcerati e degli ex detenuti.
La Tragica Fine e l'Eredità di Pietro Scaglione
La vita di Pietro Scaglione fu tragicamente interrotta il 5 maggio 1971. Mentre era in auto con il suo autista, l'agente di custodia Antonino Lorusso, percorrendo via dei Cipressi a Palermo, furono affiancati da un'altra vettura e colpiti da raffiche di proiettili.
Le indagini sull'omicidio furono complesse e affidate all'Autorità giudiziaria di Genova. Diversi collaboratori di giustizia, tra cui Tommaso Buscetta e Antonino Calderone, ricondussero l'omicidio a figure di spicco della mafia come Luciano Liggio, Totò Riina e Pippo Calò, collegandolo anche a eventi oscuri della storia repubblicana, come il Golpe Borghese del 1970. Tuttavia, le dichiarazioni raccolte non trovarono sempre riscontri adeguati.
Pietro Scaglione e Antonino Lorusso furono riconosciuti con Decreto ministeriale "vittime del dovere e della mafia" e insigniti della "Medaglia d'oro al merito civile alla memoria". La motivazione del provvedimento recita: "Fu vittima di un attacco della mafia. Magistrato assurto ai più alti incarichi, sempre impegnato nella lotta alla criminalità organizzata, perse la vita in un agguato, unitamente all’Appuntato del Corpo degli Agenti di Custodia Antonio Lorusso, mentre era in auto, a seguito di colpi d’arma da fuoco."
La memoria di Pietro Scaglione e Antonino Lorusso vive ancora oggi attraverso numerose iniziative che commemorano il loro sacrificio. Il nipote, pur non avendolo conosciuto direttamente, ha testimoniato come i racconti di familiari e amici abbiano rivelato la sua natura speciale: un uomo onesto e intransigente nella sua attività, ma al contempo cordiale e socievole nella vita privata. Credeva fermamente nell'autonomia e nell'indipendenza della magistratura come missione di difesa della democrazia, della Costituzione e della Repubblica.
La mafia uccide il procuratore Pietro Scaglione
Altri Rami Familiari e Titoli Nobiliari
Oltre al ramo di Pietro Scaglione, la famiglia annovera altri membri che hanno ricoperto ruoli significativi e ottenuto titoli nobiliari. La famiglia è nota per aver posseduto i feudi di Starze e Starzetelle fra Serino e S. Ultra, con una presenza di alto stato fin dal XVIII secolo.
La famiglia ha goduto di nobiltà in diverse città, tra cui Capua, Napoli, Palermo e Messina. Famiglie che tennero "Albergo" (seggio di famiglie nobili) sono menzionate, indicando un'antica e prestigiosa appartenenza all'aristocrazia.
Diversi membri hanno acquisito titoli nobiliari attraverso concessioni reali. Si citano baroni e duchi, come il duca di Gimigliano dal 1713, conte del S.R.I., e il titolo di duca concesso a Casalnuovo nel 1710. Altri titoli includono barone di Sant’Agostino in Palermo e barone con concessione sulla primogenitura maschile. FRANCESCO, figlio di Luigi, fu decorato del titolo di barone con R.D. nel marzo 1929 con successione maschile primogeniale.
La famiglia discende anche da antiche casate nobiliari, come i Chiaramonte, e presenta legami con la nobiltà veneta, trasferitasi in Sicilia nel XIV secolo. La discendenza dai Grimaldi e dai d'Aragona, insieme a legami con i Conti di Fondi, evidenzia una rete di parentele nobiliari estese e prestigiose.
La presenza di membri in importanti istituzioni, come il Consiglio dei Ministri e la Consulta Araldica del Regno, testimonia ulteriormente il rilievo della famiglia Scaglione nel panorama storico italiano. La menzione di "Mastre Nobili" e l'iscrizione nell'Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano confermano la continuità della loro elevata posizione sociale.
Architetture e Luoghi Legati alla Famiglia
Alcuni elementi architettonici e luoghi sono associati alla famiglia Scaglione, offrendo uno spaccato visivo della loro presenza e del loro stile di vita. La menzione di un Palazzo, nella zona di Monte di Dio, e di un altro Palazzo, nella via Toledo angolo piazza Carità, con facciate rivestite di piperno e marmo, suggerisce residenze signorili e di pregio. La presenza di costruzioni realizzate con tecniche innovative, come quelle ispezionate da un ingegnere delle Strade Ferrate Meridionali, indica un interesse per il progresso tecnologico e architettonico.
La Famiglia Scaglione Oggi
Sebbene le informazioni si concentrino su periodi storici passati, la menzione di iniziative commemorative per Pietro Scaglione e Antonino Lorusso, che vanno avanti da 50 anni, indica una continuità nella memoria e nell'eredità della famiglia, soprattutto per quanto riguarda il loro impegno nella giustizia e nella lotta alla criminalità. La storia dei Derbi Fratelli Scaglione, quindi, non è solo una cronaca di nobiltà e titoli, ma una narrazione di dedizione al servizio dello Stato e di un profondo senso del dovere, che continua a risuonare nel presente.
