Fabio Aru: Il Ritorno del Cavaliere dei Quattro Mori alle Gare
Fabio Aru, soprannominato il "Cavaliere dei Quattro Mori", una figura iconica del ciclismo italiano, la cui carriera professionistica è sbocciata dal 2012 al 2021, ha segnato profondamente il panorama delle due ruote con le sue imprese. La sua storia è un intreccio di trionfi, sfide e un amore incrollabile per questo sport, che lo ha visto conquistare la Vuelta a España nel 2015, una tappa al Tour de France, tre al Giro d'Italia, due alla Vuelta a España e il titolo nazionale nel 2017, oltre a due podi complessivi al Giro d'Italia. Originario della Sardegna, precisamente di Villacidro, ma nato a San Gavino Monreale, Aru ha abbandonato precocemente altre discipline sportive all'età di quindici anni per dedicarsi anima e corpo al ciclismo, una scelta che ha segnato l'inizio di un percorso straordinario.

Gli Esordi e la Scalata verso il Professionismo
Il percorso di Aru nel mondo del ciclismo è iniziato nelle categorie giovanili. Nel biennio 2007-2008, gareggia tra gli Juniores con il team G.S. Sardegna Ozierese Carrera di Ozieri. In questa fase della sua carriera, Aru si distingue sia nella mountain bike, specialità in cui raggiunge la qualificazione come riserva ai campionati del mondo in Val di Sole, sia nel ciclocross, partecipando ai campionati nazionali, mondiali ed europei nella categoria juniores, sebbene senza ottenere piazzamenti di rilievo che preannunciassero i futuri successi.
Il passaggio alla categoria dilettanti Under-23 dal 2009 lo vede indossare la maglia del team bergamasco Palazzago-Elledent-Rad Logistica, sotto la guida del direttore sportivo Olivano Locatelli. Il 2010 è un anno di consolidamento, con piazzamenti significativi come il quinto posto al Giro del Belvedere, il secondo al Trofeo Gianfranco Bianchin e il quarto nella classifica generale del Giro della Valle d'Aosta. Il 2011 segna una svolta con le prime importanti vittorie: la Bassano-Monte Grappa, la classifica finale del Giro delle Valli Cuneesi e quella del Giro della Valle d'Aosta, gara di rilievo nel calendario europeo. A ciò si aggiungono piazzamenti di prestigio al Girobio, dove chiude quarto, e ai campionati italiani di Canicattini Bagni, conquistando il secondo posto nella gara in linea Under-23 vinta da Matteo Trentin.
Il 2012 è l'anno della consacrazione a livello dilettantistico. Aru si impone nella Toscana-Terra di ciclismo, gara a tappe valida per la Coppa delle Nazioni U23, e bissa il successo al Giro della Valle d'Aosta, impreziosito da una vittoria di tappa.
L'Ingresso nel Mondo dei Professionisti e le Prime Grandi Corse
La primavera del 2013 vede Fabio Aru cogliere un quarto posto al Giro del Trentino, corsa vinta dal suo capitano Vincenzo Nibali, aggiudicandosi anche la classifica dei giovani. Poche settimane dopo, arriva la sua prima partecipazione al Giro d'Italia, nel ruolo di gregario di Nibali. Durante la "Corsa Rosa", Aru veste per quattro tappe la maglia bianca di miglior giovane, contribuendo in modo determinante al successo finale del suo capitano. La sua tenacia viene premiata con un quinto posto nella penultima tappa, la più dura e selettiva, che si conclude sul traguardo delle Tre Cime di Lavaredo, dove Aru dimostra carattere riprendendo e staccando atleti esperti come Michele Scarponi e Cadel Evans, in una tappa segnata da condizioni meteorologiche avverse.
Il 2014 si apre con un settimo posto al Giro del Trentino, seguito da una seconda partecipazione al Giro d'Italia, questa volta a supporto di Michele Scarponi. Tuttavia, le difficoltà del capitano portano Aru a diventare il nuovo leader della squadra. Il 25 maggio, a Montecampione, Aru conquista la sua prima tappa al Giro, salendo al quarto posto della classifica generale. Cinque giorni dopo, nella terzultima tappa, la cronoscalata del Monte Grappa, si classifica secondo dietro alla maglia rosa Nairo Quintana, issandosi in terza posizione in classifica. Dopo il Giro, Aru corre il Tour de Pologne e poi si presenta al via della Vuelta a España. Qui, dimostra la sua crescita vincendo due tappe, l'undicesima con arrivo al Santuario de San Miguel de Aralar e la diciottesima sul Monte Castrove a Meis, concludendo la corsa spagnola al quinto posto.
La Vuelta 2015: L'Apice della Carriera e la Maglia Rossa
La stagione 2015 è quella della consacrazione definitiva. Aru inizia l'anno con la Parigi-Nizza e la Volta Ciclista a Catalunya, ottenendo un sesto posto finale. Il 9 maggio prende il via del Giro d'Italia come capitano dell'Astana. Dopo essersi issato al secondo posto della generale dopo la quinta tappa sull'Abetone e aver mantenuto la posizione per diverse frazioni, indossa per la prima volta la maglia rosa dopo la dodicesima tappa a Lido di Jesolo, approfittando di una caduta che coinvolge il leader Alberto Contador. Sebbene ceda la maglia rosa il giorno seguente, Aru attraversa un momento di difficoltà nella sedicesima tappa, cedendo il secondo posto in classifica al compagno Mikel Landa. Tuttavia, la sua tenacia viene premiata con due vittorie di tappa consecutive nelle ultime frazioni, a Cervinia e Sestriere, riconquistando il secondo posto della generale.
Dopo un quinto posto al Tour de Pologne, Aru partecipa alla Vuelta a España, questa volta come co-capitano dell'Astana insieme a Vincenzo Nibali. A seguito della squalifica di Nibali, Aru diventa il capitano unico del team. La sua corsa è un susseguirsi di prestazioni di alto livello: un quarto posto nella nona tappa, pochi secondi da Chris Froome e Joaquim Rodríguez, un secondo posto nell'undicesima tappa dietro al compagno di squadra Landa, che gli consente di indossare la maglia di leader della classifica generale. Dopo aver ceduto la maglia rossa per un solo secondo a Joaquim Rodríguez, Aru la riconquista definitivamente nella tappa con arrivo a Cercedilla, aggiudicandosi così la corsa spagnola.

Gli Anni Successivi: Sfide, Infortuni e la Ricerca di Nuove Strade
Il 2016 vede Aru partecipare alla Volta Valenciana e alla Volta ao Algarve, ottenendo rispettivamente il sesto e il nono posto. La sua stagione prosegue con la partecipazione alla Volta Ciclista a Catalunya, Giro dei Paesi Baschi e Amstel Gold Race, sebbene con risultati interlocutori. A giugno, vince la terza tappa del Critérium du Dauphiné, ma chiude lontano dai primi in classifica. A luglio, fa il suo esordio al Tour de France con risultati altalenanti. Viene poi selezionato per i Giochi Olimpici di Rio de Janeiro, dove conclude sesto nella corsa in linea su strada, miglior italiano, dopo aver lavorato per il capitano Vincenzo Nibali. La stagione si conclude con piazzamenti nelle classiche italiane, tra cui un quarto posto al Giro dell'Emilia e un undicesimo al Giro di Lombardia.
Il 2017 si apre con la Tirreno-Adriatico, ma un infortunio al ginocchio lo costringe a saltare il Giro d'Italia, suo grande obiettivo stagionale. La sua stagione viene ulteriormente segnata dalla tragica scomparsa del compagno di squadra Michele Scarponi. Aru affronta il Tour de France come capitano, ottenendo risultati di rilievo, tra cui il raggiungimento della seconda posizione in classifica e la maglia gialla per due giorni, prima di scivolare fuori dal podio nelle tappe conclusive. Partecipa poi alla Vuelta a España, concludendo la stagione con piazzamenti nelle classiche italiane.
Il 2018 lo vede al via del Giro d'Italia con ambizioni di vittoria, ma il suo stato di forma non gli consente di lottare per le posizioni di vertice. Dopo aver concluso il Tour de Pologne, disputa la Vuelta puntando alla classifica generale, ma diverse difficoltà lo portano a concludere lontano dai migliori.
Il 2019 è segnato da una costrizione dell'arteria iliaca della gamba sinistra, che lo obbliga a un intervento chirurgico. Nonostante un ritorno alle competizioni giudicato prematuro, Aru partecipa al Tour de Suisse e poi al Tour de France, chiudendo al 14º posto della classifica generale.
La stagione 2020 è condizionata dalla pandemia di COVID-19. Aru disputa alcune gare di preparazione in Francia, ma al Tour de France, pur con i gradi di co-capitano, non riesce a essere competitivo, accumulando ritardi significativi e ritirandosi definitivamente dalla nona tappa.
Il Ritorno alle Origini e il Futuro: Ciclocross e Academy
Dopo il ritiro dal Tour de France nel 2020, Fabio Aru decide di tornare al suo primo amore, il ciclocross, partecipando a sei gare dei campionati italiani per "ritrovare il piacere di andare a correre in bicicletta". La stagione su strada 2021 è incentrata sul Tour de France, ma le sue prestazioni nelle corse di preparazione e nel Grande Giro non lasciano il segno. La sua ultima corsa da professionista è la Vuelta a España, dove, pur puntando a una vittoria di tappa, accumula ritardi significativi e si ritira.
Dopo aver ufficialmente concluso la sua carriera professionistica, Fabio Aru non si è allontanato dal mondo del ciclismo. Ha espresso il desiderio di un futuro che gli consenta di trascorrere più tempo con la famiglia, valutando proposte di lavoro che lo tengano lontano da casa per un massimo di 30 giorni all'anno. La sua passione per lo sport rimane intatta, come dimostrano le sue uscite in bicicletta con gli amici a orari più rilassati rispetto alla vita da atleta professionista.
FABIO ARU: Rinascita nel cross e adesso la Spagna
Un aspetto fondamentale del suo presente è la fondazione della "Fabio Aru Academy" in Sardegna. Questo ambizioso progetto mira a dare un futuro al ciclismo isolano, offrendo ai giovani una struttura stabile e un percorso formativo completo, con l'obiettivo di farli crescere attraverso i valori dello sport: rispetto, disciplina e capacità di fare squadra. L'Academy accoglie una cinquantina di ragazzi e ragazze tra i 5 e i 17 anni, promuovendo il ciclismo non solo come attività sportiva agonistica, ma anche come stile di vita sano e strumento di mobilità sostenibile.
Nonostante il ritiro dalle competizioni su strada, Aru continua a partecipare a eventi legati al ciclismo, come dimostra la sua presenza al Cross Ancona-Trofeo Le Velò, dove ha condiviso la passione per il ciclocross, specialità che ha praticato fin da giovane. La sua eredità nel ciclismo italiano è indubbia, e il suo impegno nel formare le nuove generazioni promette di lasciare un segno duraturo nel futuro delle due ruote.
I Ricordi e le Prospettive Future
Fabio Aru guarda al futuro con la serenità di chi ha vissuto una carriera intensa e ricca di soddisfazioni. La vittoria della Vuelta nel 2015 rimane il suo risultato più prestigioso, ma i suoi ricordi sono intrisi di emozioni legate a ogni tappa del suo percorso, partito da un piccolo paese del sud Sardegna. La sua esperienza gli permette di analizzare con lucidità lo stato attuale del movimento ciclistico italiano, auspicando l'emergere di nuovi talenti per le corse a tappe e sottolineando l'importanza del talento innato unito a una preparazione rigorosa.
La sua decisione di creare l'Academy in Sardegna nasce dai sacrifici che lui stesso ha dovuto compiere per emergere, desiderando offrire ai giovani della sua terra le opportunità che a lui sono mancate. L'idea di rivedere un "altro Fabio Aru, anzi più forte" in futuro è un suo sogno, un'aspirazione che guida il suo impegno nell'offrire ai ragazzi della sua terra una mano e delle possibilità in più.
Nonostante qualche rimpianto, come il podio sfiorato al Tour de France e alle Olimpiadi, Aru ha concluso la sua carriera senza amarezza, anzi, con la certezza che il ciclismo rimanga la sua passione. La sua presenza nel mondo del ciclismo, ora in veste di formatore e promotore, assicura che il "Cavaliere dei Quattro Mori" continui a ispirare e a contribuire alla crescita di questo sport.
