Vespa 50 con Aldo Giovanni e Giacomo
Da Smemoranda del 2004 (pagina 7 gennaio)
Ho comprato uno scooter nuovo.
Si è già fermato due volte. Possibilità di aggiustarlo io: nessuna.
Solo per avvistare le candele bisogna smontare la sella e parti della struttura.;
per svitarle poi ci vuole un tipo di chiave a brugola che si trova solo nella parte nord della Renania.
Tutto funziona elettricamente con circuiti stampati, per capirci qualcosa bisogna essere ingegneri nucleari e, per aggiustarlo, ci vuole Rubbia al meglio della forma.
Quando si ferma, un mezzo così, ti fa sentire un cretino; sei lì, fermo, che lo guardi come un pigmeo può guardare una cerniera-lampo.
L’ha poi aggiustato un’équipe di meccanici-chirurghi vestiti da ballerini in 1ora, 17 minuti e 14 secondi, così c’era scritto sulla bolla ma, io, di quel mezzo lì non mi fido più.
Sono stufo della tecnologia incomprensibile;
ho un videoregistatore, ci ho messo due anni solo per capire come si fa a registrare quando tu non sei presente, l’impianto HI FI è ancora in “modo dimostrazione”: luci che si rincorrono e non servono a un cacchio, lo schermo del computer sono costretto a usarlo come acquario.
Così ho recuperato il mio vecchio VESPINO 50 del 1976 di un bel verde che non si trova neanche in natura.
Ho smontato e pulito la candela facilmente e, dopo qualche tentativo, si è messo in moto:
dal 1976 non mi ha mai lasciato a piedi.
Miracolo della vecchia tecnologia, accessibile alle menti semplici come la mia e destinata all’eternità.
Beh, non proprio all’eternità, visto che subito dopo hanno attuato il blocco dei mezzi non catalizzati un giorno sì e un giorno no e, tra non molto, non potrò circolare col mio VESPINO definitivamente.
Nel riporlo, col cuore gonfio di nostalgia, ho sfiorato lo scooter nuovo e mi è sembrato che sorridesse: BASTARDO.
Aldo, Giovanni e Giacomo